Le contromisure del governo thailandese al rallentamento della propria economia

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I primi mesi del 2015 hanno fatto emergere la necessità di introdurre misure fiscali di spesa pubblica nel breve periodo. Il mancato aumento delle esportazioni nel 2014, preoccupa le autorità thailandesi, considerato il peso che esse hanno sul PIL thailandese.

Gli importanti piani di sviluppo infrastrutturale, la lotta contro la corruzione e, soprattutto. la riforma fiscale avranno un ruolo fondamentale insieme ai programmi di sviluppo delle sei zone economiche speciali. Secondo le previsioni del Ministero delle Finanze, il 2015 sarà caratterizzato da un incremento della spesa pubblica del 2,9% a livello centrale e addirittura del 30% a livello periferico. Oltre che con la riforma fiscale, a tale aumento di spesa sarà affrontato attraverso l’indebitamento con l’estero, considerato che solo il 6% del debito pubblico thailandese è in valuta estera, e programmi di public-private partnership.

La Banca Centrale Thailandese ha riferito che al momento i dati macroeconomici ed il livello di liquidità delle banche locali garantiscono una buona stabilità e, dunque, un cauto ottimismo in termini di crescita. Tale ottimismo è dimostrato dalle ripetute recenti decisioni del Comitato Centrale che ha deciso di lasciare i tassi di interesse invariati. Le ragioni di tale posizione risiedono nel fatto che il forte rallentamento dell’inflazione preoccupa, tuttavia, la leva monetaria viene comunque ritenuta non adeguata per rilanciare la crescita, che nel 2015 dovrebbe comunque raggiungere quota +4%.

Anche per gli economisti della Banca Centrale Thailandese risulta, dunque, di primaria importanza la leva fiscale. Sarà, inoltre, interessante osservare la destinazione dei capitali che verranno investiti a seguito della recente manovra di Quantitative Easing della Banca Centrale Europea. La Banca Thailandese ritiene, altresì, che il Baht (moneta locale thailandese) si sia apprezzato sull’Euro ma che, tuttavia, non vi si stato un sostanziale aumento dell’afflusso effettivo di capitali a seguito del QE della BCE. Essendosi trattato di un apprezzamento prettamente “psicologico”, la Banca Thailandese si domanda se effettivamente il previsto movimento di capitali prenderà la strada di Bangkok, così come di altri paesi emergenti, oppure avrà destinazioni diverse (Stati Uniti o altre economie avanzate).

I rappresentanti dei grandi gruppi italiani operanti in Thailandia, pur nella generale soddisfazione degli investimenti qui effettuati, non nascondono alcuni elementi di preoccupazione perlomeno nel breve periodo. Al netto dei vantaggi apportati dal deprezzamento dell’Euro per i nostri marchi dell’export, le imprese italiane legate alla crescita del mercato locale prevedono una ripresa decisa solo a partire dalla seconda metà dell’anno. Risulta anche per loro fondamentale per tale previsione l’effettiva realizzazione delle misure economico-finanziarie annunciate dal Governo, non solo nel settore delle infrastrutture ma anche in quello agricolo, siderurgico ed automotive.

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