Cosa sta accadendo realmente in Cina e perché bisogna andare oltre alle vicende di breve periodo

Continua, nelle ultime settimane, un susseguirsi di notizie negative pubblicate dai media internazionali circa il “Xi Jinping’s Crackdown”.

L’attenzione dei media sulla Cina è sempre intensa, ma spesso provoca confusione facendo perdere di vista ciò che realmente sta accadendo nel Paese. Quando la Cina è eccessivamente analizzata, spesso sotto il profilo politico, molti aspetti vengono travisati disorientando investitori e imprese. L’errore più comune è tentare di interpretare le politiche e le decisioni del governo cinese con la mentalità occidentale, senza minimamente cercare di approfondire le radici della cultura cinese e il percorso politico portato avanti negli ultimi 50 anni.

La Cina cattiva

La repressione tecnologica 

Sì, la Cina ha varato nuove normative al fine di frenare alcune delle attività nel settore tech. Tuttavia, mentre la reazione istintiva è stata di orrore e shock, occorre osservare che la Cina sta semplicemente allineando i suoi obiettivi sullo sviluppo di nuove tecnologie con i programmi a lungo periodo del governo cinese. Le regole sulla concorrenza vigenti fino ad ora garantivano sopravvivenza solo ai più forti. Il governo ha valutato anche l’aspetto per cui alcune aziende crescono troppo velocemente, guadagnando troppo potere in brevissimo tempo. Naturalmente il contraccolpo sui mercati finanziari è stato evidente, con titoli come Alibaba, Tencent e Meituan che hanno perso complessivamente fino al 30/35% del proprio valore in pochi giorni.

Per molti investitori tale regolamentazione è stata un autogol, come se veramente la Cina volesse distruggere i fiori all’occhiello del suo panorama imprenditoriale. E’ naturale che nel brevissimo periodo ci sono più effetti negativi che positivi per il mercato finanziario, tuttavia lo stesso ne beneficerà nel lungo periodo.

A differenza degli Stati Uniti, i quali tendono ad agire dopo che si verifica un grave cedimento strutturale in un particolare settore, la Cina preferisce adeguarsi man mano che l’economia avanza. Le aziende, come Tencent, supereranno questo “singhiozzo” e avranno più, non meno, probabilità di essere più snelle, concentrate e competitive di prima. Occorre considerare, altresì, che le small cap cinesi sono in continuo aumento e le nuove normative garantiranno a tali nuove realtà di svilupparsi ulteriormente, evitando di venire soffocate dai big del settore. Inoltre, la competizione e dunque la concorrenza portano le aziende a migliorarsi e ad offrire prodotti e servizi sempre più di livello, colmando quel gap di qualità che ha sempre rappresentato un grosso ostacolo per le aziende cinesi nel mercato mondiale.

La distribuzione della ricchezza

Certamente la Cina non è e non sarà mai la patria di coloro che possono permettersi di spendere centinaia di milioni per lanciarsi nello spazio. In Cina ci sono molti miliardari, tuttavia un gesto del genere sarebbe accolto con indignazione dall’opinione pubblica cinese. Qui troviamo una differenza fondamentale tra Cina ed USA spesso incredibilmente dimenticata. Qui si scontra il capitalismo dilagante statunitense con il pragmatismo socialista cinese, lo spreco di risorse contro la razionalizzazione delle stesse. I media occidentali continuano a sforzarsi di interpretare la politica cinese con la mentalità capitalista, spesso demonizzando la Cina considerata la “cattiva” o il modello sbagliato. Una nazione fondata sul socialismo e sulla gloria del Paese (e non del singolo!) non potrà mai accettare lo spreco e la ricchezza concentrata in poche mani. Giusto o sbagliato che sia occorre osservare che siamo di fronte ad un approccio molto pragmatico e impostato su ideali e valori che sono molto lontani dalla cultura occidentale. In particolar modo, se si vuole avere un approccio scientifico e teso a valutare le numerose opportunità economiche che offre la Cina, è necessario scindere ogni discorso dagli ideali politici.

La politica di distribuzione equa della ricchezza va avanti in Cina ormai da decenni, ciò ha condotto ad un abbattimento quasi totale del tasso di povertà. Distribuire equamente la ricchezza significa permettere alla maggior parte della popolazione di consumare, aumentando il bacino dei consumatori e la capacità di spesa. Ciò garantisce una crescita costante dell’economia interna e un consolidarsi dell’autosufficienza che ha garantito alla Cina una crescita del PIL anche nel 2020.

La repressione cinese sull’istruzione
Riguardo le nuove regolamentazione sull’istruzione privata è stata vista da diversi media come un passo indietro, a causa anche del crollo del prezzo delle azioni di società cinesi leader nel settore. Ma perché la Cina ha deciso di intervenire in tal modo?

Quello a cui si stava assistendo era ad un sistema educativo privato in gran parte non regolamentato e decisamente avido. Le tasse di tutorato erano molto al di fuori dei livelli del reddito familiare cinese. Non è anormale, e in realtà è di buon senso: il governo ha comunque promesso che normative in tale settore possono essere allentate in seguito quando tali aziende modificheranno alcune tariffe e modelli di business incentrati più sulla qualità del servizio che sui prezzi.

La Cina buona

Il tasso di crescita del PIL è di gran lunga migliore che in Occidente

La Cina si sta riprendendo bene dalla pandemia. I primi sei mesi del 2021 hanno visto una crescita del 12,7%, anche se si prevede che una diminuzione nel secondo semestre si attesti un tasso di crescita complessivo del PIL nel 2021 dell’8,5%. È un dato superiore al tasso di crescita del PIL cinese del 2019 pari al 6,1%. Eppure non è così secondo i rapporti dei principali giornali economici americani che vedono un’economia cinese che rallenta “vistosamente”. Senza dimenticare che i casi di variante Delta in Cina sono sempre limitati contro le decine di migliaia di contagi che si contano oggi negli USA.

Perché la differenza nella segnalazione? E’ semplicemente diverso l’orizzonte temporale al quale si guarda. Come le politiche del governo cinese sono state valutate da qui a tre mesi, lo stesso si fa per i dati macroeconomici senza minimamente guardare al quadro complessivo.

Per inciso, la previsione di crescita del PIL della Cina per il 2021 all’8,5% è superiore a quella degli Stati Uniti che si attesta al 7% e quella dell’Unione Europea si attesta al 4,8%. Senza anche qui considerare che gran parte della crescita di USA e UE è derivante da debito pubblico sempre più ingente.

Per comprendere a fondo l’economia cinese e le opportunità che offre bisogna guardare oltre i semplici dati  e analizzare i fattori che vi sono alla base.

La forte espansione del mercato consumer cinese

Oltre a possedere la più alta ripresa della crescita del PIL tra le principali economie del mondo, anche il mercato dei consumatori cinese è in continua crescita: una ottima notizia per gli esportatori globali. Nel giugno 2021, il valore accumulato delle importazioni in Cina ammontava a circa 230 miliardi di dollari. Ciò ha indicato un aumento del 36,7% del valore delle importazioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A partire dal 2019, la Cina era il terzo importatore mondiale di prodotti di merchandising, rappresentando il 13,1% delle importazioni globali. Nell’ultimo decennio, anche il valore degli articoli importati in Cina è aumentato in modo significativo: i consumatori cinesi sono diventati più ricchi e spendono di più per prodotti di qualità.
Nel 2020, l’ASEAN e l’Unione Europea sono stati i partner commerciali più importanti della Cina con valori di importazione di merci dall’ASEAN per circa 325 miliardi di dollari e dall’UE per circa 235 miliardi di euro. Oltre l’85% delle importazioni cinesi dall’UE erano prodotti manifatturieri, con il resto di macchinari e attrezzature di trasporto. Gli Stati Uniti hanno esportato circa 200 miliardi di dollari di prodotti in Cina nel 2020, collocandosi al terzo posto. I dati di giugno hanno mostrato che gli Stati Uniti hanno esportato 12,1 miliardi di dollari in Cina, il che significa che la quota di mercato statunitense delle esportazioni in Cina sembra essere in calo, a causa delle guerre tariffarie istigate dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e attualmente continuate dall’amministrazione Biden, lasciando turbate diverse aziende statunitensi. Più di 3.500 aziende statunitensi, tra cui Coca-Cola, Disney e Ford, oltre a piccoli produttori americani, hanno intentato azioni legali contro l’amministrazione statunitense per le sue tariffe sulla Cina, segnando un numero record di azioni legali presentate alla Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti.

La Cina come mercato di consumo è molto caldo e gli investitori stranieri dovrebbero guardare alle opportunità di esportazione, considerato che la qualità di prodotti occidentali è sempre più ricercata dal consumatore medio cinese.

Gli investimenti stranieri in Cina sono a livelli record

La Cina è diventata il più grande destinatario mondiale di investimenti esteri lo scorso anno, rendendola in termini di valore in dollari, la destinazione preferita di investimenti diretti esteri per opportunità di crescita rispetto agli Stati Uniti o all’Europa. Questa statistica è stata fornita dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD) nel gennaio 2021, dove è stato osservato che “la Cina ha superato gli Stati Uniti per diventare il più grande destinatario mondiale di investimenti diretti esteri, con afflussi in aumento del 4% a 163 miliardi di dollari nel 2020”. (link report)

La Cina e l’Asia sono ottimi mercati in cui necessariamente bisogna essere presenti. I fondamentali di queste economie sono solidi e il tempo per approfittare di tali opportunità non è infinito.

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