Cina, ulteriore accordo con il Venezuela per il settore petrolifero

Cina e Venezuela hanno firmato un accordo del valore di cinque miliardi di dollari al fine di aumentare la produzione di greggio del Paese sudamericano, Membro dell’Opec, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di greggio.

Lo ha dichiarato da Pechino il presidente venezuelano Nicolas Maduro, in visita nella capitale cinese per prendere parte alle Celebrazioni dei settanta anni dalla fine della seconda guerra mondiale, spiegando che il nuovo prestito cinese servirà ad aumentare la produzione gradualmente nei prossimi mesi. Il Venezuela, secondo le ultime stime, esporta quotidianamente circa settecentomila barili di greggio in Cina.

Il Venezuela ha ottenuto in prestito Dalla Cina attraverso lo schema oil-for-loans inaugurato dall’ex presidente venezuelano Hugo Chavez. A luglio scorso, durante una visita a Caracas di una delegazione cinese, il Venezuela aveva rinegoziato i termini dei contratti stabilendo in tre anni, a Caracas, il tempo necessario a ripagare i prestiti cinesi. Il Venezuela è stato tra i Paesi maggiormente colpiti dal deprezzamento del greggio e i prestiti in arrivo dalla Cina rappresentano una boccata d’ossigeno per l’economia del Paese.

La Cina è presente in Venezuela anche nel settore della realizzazione delle infrastrutture, in particolare porti e aeroporti, e in importati comparti industriali del Paese, come quelli del cemento, del ferro, dell’alluminio e della produzione di carta.

La Cina è attualmente il secondo partner commerciale del Venezuela, in seguito a un forte aumento degli scambi nell’ultimo decennio: dai 350 milioni di dollari del 2010, il commercio fra Caracas e Pechino è salito nel 2012 a 23 miliardi di dollari (16,6 miliardi di euro, il 6% del PIL venezuelano, ma meno dello 0,3% di quello cinese) secondo quanto riportato da China Daily. Nello stesso anno la Cina ha assorbito il 15% delle esportazioni del Venezuela. Due terzi di questi riguardava il petrolio, per 500 mila barili al giorno, secondo numeri governativi, ovvero un decimo dell’import petrolifero totale cinese.

L’influenza cinese in Venezuela è però più profonda di quanto non dicano gli scambi commerciali. Il Venezuela, negli ultimi sette anni, si è appoggiato alla Cina quale prestatore di denaro, sia in forma di progetti infrastrutturali che prestiti diretti. Ci sono attualmente 300 accordi firmati da Caracas e Pechino, che riguardano praticamente tutto, da grandi infrastrutture a investimenti agricoli.

Nel 2008 la Banca per lo Sviluppo della Cina ha accettato di prestare al Venezuela 46,5 miliardi di dollari (33,6 miliardi di euro), secondo uno studio della Tufts University. Quasi tutta la somma aveva a garanzia contratti di vendita di petrolio. Al momento Caracas ha ricevuto prestiti per 36 miliardi di dollari (circa 24 miliardi di euro) divisi tra vari fondi, e il 60 per cento dell’export petrolifero giornaliero verso Pechino vale a pagamento del debito.

L’accordo petrolifero sta creando un “ciclo di indebitamento e dipendenza fondamentalmente insostenibile”, secondo uno studio del 2010 dell’Università di Miami.

Il Venezuela ha le maggiori riserve petrolifere tra quelle note, ma la produzione è in continuo calo: l’OPEC afferma che attualmente sono il 75 per cento minori di quanto non fossero nel 1998. La compagnia petrolifera di Stato Petróleos de Venezuela SA (PDVSA) ha problemi da un decennio con un debito da 43 miliardi di dollari dal 2003, secondo il ministro del petrolio Rafael Ramírez. Ciò ha rinfocolato le richieste del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale per privatizzazioni e manovre di austerità che il governo ha continuamente rigettato.

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