China Evergrande Group: cosa sta accadendo e quali potrebbero essere gli sviluppi futuri

China Evergrande Group, in questo momento quando si parla di Cina non si fa che pensare a questo nome. Il principale sviluppatore immobiliare cinese è in difficoltà, con il prezzo delle sue azione crollato di oltre il 90% dai massimi, con un ammontare di debiti che sfiorano i 300 miliardi di dollari. La società cinese ha circa 1,4 milioni di proprietà che si è impegnata a completare che, tuttavia, necessitano di risorse finanziarie che per il momento non vengono a galla. Nelle ultime settimane sono state intavolate diverse trattative che avrebbero portato alla vendita della sede di Hong Kong e di sussidiarie come China Evergrande New Energy Vehicle Group. Infine, pochi giorni fa l’annuncio di Evergrande alla borsa di Hong Kong: “Non vi è alcuna garanzia che il Gruppo sarà in grado di far fronte ai propri obblighi finanziari”.

Inoltre, la società cinese dovrebbe pagare 83,5 milioni di dollari di interessi il 23 settembre per un’obbligazione con maturity al marzo 2022, con altri coupon da 47,5 milioni che scadono il prossimo 29 settembre all’interno di un prestito al marzo 2024. Se non venissero saldati entro 30 giorni i bond verrebbero considerati insolvibili. Da qui anche le preoccupazioni di due importanti asset manager come Amundi e UBS Group che sono tra i maggiori creditori del Gruppo Evergrande.

Cosa è probabile che accadrà ora?

Ovviamente, l’attività richiede una ristrutturazione e questa è attualmente in corso. Tuttavia, maggiore sarà la copertura mediatica negativa, maggiore è l’impatto negativo sul suo patrimonio. Diversi media stanno decisamente aggravando facendo il gioco di chi cercherà di acquisire attività legate al gruppo a prezzi di svendita. Stesso gioco lo stanno facendo gli investitori che nonostante tutto stanno acquistando le azioni del colosso cinese, ormai quasi regalate. Occorre osservare, tuttavia, che è estremamente improbabile che l’azienda possa sopravvivere nel suo formato attuale. Nello stesso tempo non è così scontato l’aiuto del governo cinese a cui non è piaciuta la gestione da parte di alcuni amministratori della società che hanno spinto Evergrande in settori troppo lontani dal proprio core business e si sa.. storicamente il Governo cinese non apprezza tali comportamenti ritenuti bizzarri.

Quanto è realistica la possibilità che fallisca?

Certamente non è da escludere. I cinesi non sono particolarmente comprensivi quando si tratta di fallimenti. Pechino ha lasciato fallire il Guangdong Investment Trust (GITIC) nel 1999, e allora si parlava di 4,4 miliardi di dollari. Il fattore decisivo per Pechino sarà l’impatto che il fallimento potrebbe avere sulla società cinese per gli acquirenti domestici. Il Governo certamente non vorrà assistere ad un gran numero di cittadini cinesi che hanno acquistato proprietà rimaste incompiute. La decisione di lasciare che Evergrande coli a picco o si ristrutturi dipenderà dall’abilità e dal desiderio del Governo di proteggere le masse di proprietari di case e di controllare potenziali ricadute. Ad oggi c’è il sospetto che la società sarà ristrutturata, con parte degli investitori aziendali autorizzati a cessare l’attività e le sussidiarie, con un considerevole debito pubblico-privato, riorganizzate in modo che l’impatto sugli investimenti delle famiglie cinesi possa essere controllato e ridotto al minimo. Pechino sta programmando un ordinato smantellamento e una ridistribuzione intelligente e sostenibile dei beni di Evergrande.

È probabile che Pechino o la Banca Centrale intervengano per aiutare a gestire qualsiasi ristrutturazione?

Probabilmente sarà l’unica soluzione, considerato anche che Evergrande ha contratto la maggior parte dei debiti con banche statali. In questo modo si eviteranno anche infinite cause legali da parte di investitori contro Evergrande. Non è nell’indole cinese salvare società in dissesto ma quando ciò va a toccare il potenziale di crescita dell’economia e la società, il Governo non si è mai tirato indietro a rispondere e a rispondere in modo deciso e perentorio.

Quanto è significativo il settore immobiliare per l’economia cinese?

Innanzitutto il settore immobiliare rappresenta il 15% del PIL cinese. Il fatto su cui bisogna necessariamente riflettere è che Evergrande sta rischiando di fallire non perché il settore immobiliare sta crollando ma perché è stato fondamentalmente mal gestita e ha preso in prestito ingente capitale e investito in progetti ben oltre le sue capacità. Perché Evergrande possiede un’azienda produttrice di veicoli elettrici? Questi sono segni di eccessiva fiducia in se stessi e arroganza dei dirigenti che intralciano il core business. È una debolezza interna dell’azienda, nata da fallimenti esecutivi, non un problema di mercato. Ci saranno, tuttavia, delle ripercussioni. Pechino è da qualche anno che mette in guardia e accusa i dirigenti cinesi che tendono troppo alle debolezze dello stile capitalistico dopo il successo, Jack Ma è solo un esempio. Il caso Evergrande condurrà Pechino ad essere ancora più esigente e guardinga nei confronti di dirigenti che gestiscono attività valutate oltre una certa cifra.

La regolamentazione cinese sull’acquisto di immobili

Occorre innanzitutto osservare che i prezzi delle case in Cina da inizio anno sono cresciuti meno rispetto a USA, Inghilterra e Australia(5% contro una media del 12%). Ciò è dovuto al fatto che il pericolo di bolla immobiliare non è una novità per il Governo cinese ma è un problema su cui si sta lavorando da qualche anno. Per ovviare a tale problema la Cina ha inserito un regolamentazione molto stringente sui mutui per acquisto di prima e seconda casa:

  • Acquisto prima casa: le banche possono concedere un mutuo solo per il 70% del valore dell’immobile;
  • acquisto seconda casa: le banche possono concedere un mutuo solo per il 50% del valore dell’immobile;
  • acquisti oltre la seconda casa: le banche non possono concedere nessun tipo di mutuo, l’acquirente deve acquistare l’immobile esclusivamente con le sue risorse finanziarie.

Ciò proprio per evitare ciò che accadde nella crisi del 2008 negli USA, quando anche dei nullatenenti possedevano almeno tre immobili.

Ripercussioni sul mercato azionario cinese

Il contraccolpo di tale situazione già è emerso sugli indici cinesi e di Hong Kong, i quali in una settimana hanno registrato un’ulteriore correzione del 5%. Sono, tuttavia, fenomeni di breve periodo e non bisogna dimenticare che si sta investendo sulla futura prima economia mondiale e soprattutto non bisogna distogliere lo sguardo dagli obiettivi di lungo periodo che ci si è prefissati quando è stato costruito il proprio portafoglio investimenti. I fondamentali dell’economia cinese sono solidi ed il PIL è sempre più diversificato a livello settoriale, non dipende più solo da tre o quattro settori. La Cina non sta varando normative per autodistruggersi ma intende controllare e rendere sostenibile la propria crescita economica da cui, che piaccia o meno, dipende il futuro dell’economia mondiale.

Un portafoglio investimenti non può restare completamente fuori dalla Cina. Attualmente la percentuale ideale di un portafoglio sulla Cina si aggira attorno al 12%. E non dimentichiamoci che parliamo del secondo emittente al mondo di debito. Secondo dati elaborati da Neuberger Bergman, gli Usa sono il primo Paese al mondo per esposizione debitoria, 42.400 miliardi di dollari su 21.400 miliardi di Pil. I T bond rendono in media lo 0,7%. La Cina, diversamente, a fronte di 14.300 miliardi di dollari di prodotto interno loro, ha 15.000 miliardi di debito che rende in media il 3,1%. E in gran parte sono emissioni governative.

Infine, considerato che molti articoli associano questa situazione alle ben note vicende del mercato USA del 2008, andiamo a vedere l’indice americano S&P500 cosa ha fatto dal 2009 al 2020, nonostante una serie di “bad news”. E dal 2020 ha continuato notevolmente a crescere…

 

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