Vietnam: possibile futuro leader dei paesi ASEAN?

Secondo gli ultimi rapporti dell’Asian Development Bank e della UBS Bank, il Vietnam sarà il Paese che guiderà la crescita del blocco ASEAN nei prossimi anni.

Il Vietnam possiede una posizione geografica decisamente favorevole e un’abbondante forza lavoro giovane, le quali sono in grado di attrarre costantemente numerosi investimenti di aziende straniere, come Samsung, Intel e l’italiana Piaggio.

Secondo diversi analisti, il Vietnam potrebbe divenire il Paese con il più rapido tasso di crescita economica al mondo nel 2050, mediante la crescente competitività delle imprese locali; inoltre il basso costo del lavoro presente in Vietnam può minare la competitività della Cina, dove il costo della manodopera è in costante crescita.

Occorre osservare che il 40% della popolazione vietnamita ha un’età compresa tra i 15 e i 49 anni e ciò garantirà una forza lavoro abbondante per i prossimi anni, che agevolerà notevolmente gli investimenti diretti stranieri.

Dal 2012 il panorama macroeconomico vietnamita può ritenersi stabile con un allineamento dei tassi di interesse. Tuttavia, la ristrutturazione del settore bancario e delle imprese statali rimangono ancora work in progress. Il PIL nel primo trimestre del 2016 si attesta intorno al 6,2%, grazie anche alla facilità con cui attualmente le banche riescono ad elargire prestiti alle imprese locali .

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Guardando al futuro, UBS ha osservato che il Vietnam è potenzialmente il più grande beneficiario della Trans-Pacific Partnership (TPP) e del Partenariato economico globale regionale (RCEP).

Attualmente, sono presenti quasi 700 società quotate in Vietnam, ma il 90% di esse ha una capitalizzazione di mercato inferiore a 100 milioni di dollari. Del restante 10%, si stima che in totale raggiungono solo 3,2 miliardi di euro. E’, altresì, al vaglio l’ipotesi di elevare il limite di proprietà straniera nelle società vietnamite dal 49% al 60%.

In secondo luogo, il Vietnam è attualmente classificato come un mercato “di frontiera” e non come un mercato “emergente”. Ciò significa che non ha ancora attirato investimenti da altri paesi asiatici come Corea, Giappone e Thailandia.

I maggiori investitori stranieri

L’imponente crescita del blocco ASEAN fa registrare, tra gli investimenti diretti esteri del Vietnam, flussi di capitale provenienti da Malesia e Singapore; essi rappresentano rispettivamente il 18 e il 22% degli IDE in Vietnam.

Le società con sede in questi due Paesi hanno la possibilità di sfruttare la combinazione dei bassi costi di produzione e delle ridotte barriere commerciali del Vietnam (membro sia della TPP sia dell’ASEAN) con il favorevole regime normativo e fiscale dei rispettivi Paesi.

Tuttavia, il Vietnam sta stringendo accordi bilaterali anche con altri Paesi ASEAN, come il Laos: nel giugno 2015 è stato firmato un accordo per abbattere i dazi doganali tra i due Paesi, agevolando gli scambi commerciali e azzerando l’imposizione fiscale sull’import/export.

Al di fuori dell’ASEAN si sta registrando un incremento degli investimenti dall’India, che ha condotto ad una maggiore cooperazione per quanto riguarda settori come sicurezza, farmaceutico e tessile.

Volgendo uno sguardo all’Unione Europea, la recente conclusione dell’accordo di libero scambio (Free Trade Agreement, FTA) con il Vietnam, condurrà ad agevolare gli investimenti europei. L’entrata in vigore del FTA UE-Vietnam, prevista per il 2018, garantirà un incremento del flusso di investimenti in entrata, provenienti in particolar modo dalla Germania, ma anche da Stati economicamente meno forti come Italia e Spagna.

A tal proposito, l’Italia sta stringendo patti di cooperazione tra le proprie città e quelle vietnamite: nei mesi scorsi è stato stretto un accordo di cooperazione fra Torino e Ho Chi Minh City al fine di aprire un dialogo sociale ed economico fra i due Paesi, favorendo gli investimenti delle imprese piemontesi in Vietnam.

Settori agevolati e settori vietati

Il basso costo del lavoro e l’abbattimento delle barriere doganali stanno permettendo al Vietnam di affermarsi come hub manifatturiero, settore che occupa il 68% degli investimenti diretti esteri.

Un altro settore molto interessante per gli investimenti stranieri è certamente l’intrattenimento. A tale settore sono già stati rivolti diversi investimenti, che attualmente ammontano al 15% degli IDE del 2016. E’ certamente un indicatore significativo della crescita della classe media vietnamita, che potrebbe arrivare a contare 30 milioni di persone entro il 2020. Il crescente accesso a settori come il gioco d’azzardo e l’allentamento delle restrizioni sulle pay-tv potrebbero modificare fortemente il settore dell’intrattenimento e renderlo particolarmente remunerativo per gli investimenti esteri futuri.

Un po’ in ritardo, anche se con ottime prospettive future, è certamente il settore ICT che presenta una crescente dinamicità rappresentata dall’ingresso di nuovi operatori.

Il Vietnam, diversamente da Cina e altri Stati ASEAN, non ha redatto una Negative List che elenca settori ristretti agli investimenti stranieri, o del tutto proibiti.

Tuttavia, con l’entrata in vigore della nuova Legge sugli Investimenti e della Legge sulle Imprese, nel luglio 2015, il Paese ha segnalato alcuni settori dove gli investimenti stranieri non sono agevolati. Le due leggi, insieme con altre norme e regolamenti, creano, di fatto, liste di settori “vincolati”. Qualora si investa in tali settori, il Governo esamina la proposta di investimento e può imporre dei requisiti aggiuntivi.

Con il varo della Legge sugli Investimenti, diversi tipi di investimento necessitano di una decisione da parte dell’ufficio del Primo Ministro per essere approvati. Questi includono:

– Investimenti superiori a VND 5 bilioni;

– Progetti che richiedono il trasferimento di oltre 10.000 persone negli altopiani, o 20.000 in altre zone del Paese;

– Costruzione e gestione di porti e aeroporti;

– Trasporto aereo;

– Gioco d’azzardo;

– Esplorazione petrolifera, estrazione e raffineria;

– Produzione di sigarette;

– Sviluppo delle infrastrutture nei Parchi Industriali;

– Costruzione e gestione di campi da golf;

– Investimenti nei trasporti marittimi, nelle telecomunicazioni, nel rimboschimento, nel giornalismo, nell’editoria e nella costituzione di società a capitate totalmente straniero riguardanti scienza e tecnologia.

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La Legge sugli Investimenti prevede, inoltre, 250 settori vincolati. Tra questi, i servizi finanziari e professionali, il commercio e l’esplorazione per energia e minerali, alcuni tipi di istruzione, il funzionamento di porti, ferrovie e aeroporti, commercio di dispositivi medici e i rilevamenti territoriali.

Infine, con la nuova Legge sugli Investimenti, il numero di settori completamente vietati dalla legislazione nazionale è stato ridotto da cinquantuno a sei. Questi sono:

– Traffico di sostanze stupefacenti;

– Commercio di sostanze chimiche e minerali pericolose;

– Commercio di flora e fauna in via di estinzione;

– Prostituzione;

– Traffico di esseri umani, il commercio di tessuti umani e di organi;

– Clonazione umana.

 

Tipologie di investimento

Le modalità di investimento in Vietnam preferite dagli imprenditori stranieri sembrano concentrarsi nella costituzione di una società totalmente a capitale estero (80% degli IDE).

La costituzione di joint venture o la firma di contratti di cooperazione tra le imprese (business cooperation contracts) non sembrano, diversamente, essere gradite dagli imprenditori stranieri poiché implicano uno stretto rapporto di collaborazione economica con le controparti vietnamite.

Discorso simile per gli uffici di rappresentanza che sono presenti in misura decisamente ridotta rispetto alle altre forme di investimento. Ciò è dovuto al fatto che tale strumento non permette di generare profitti ma permettono esclusivamente uno studio accurato del mercato vietnamita attraverso studi di mercato e raccolta di informazioni in loco.

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