Uzbekistan, una fonte di combustili fossili ancora inesplorata

L’Uzbekistan ha riserve di combustibili fossili pari a: gas naturale:1,6 – 1,8 tcm (trilioni di metri cubi);petrolio: 0,6 miliardi di barili; carbone fossile: 1,9 miliardi di tonnellate.

Considerando le riserve attualmente conosciute ed il livello di produzione odierno, le stesse durerebbero rispettivamente 31, 22 e 95 anni. Tali volumi collocano, pertanto, l’Uzbekistan al quarto posto in Eurasia e al ventesimo a livello globale. Enormi sono le riserve ancora non accertate ma al momento non sfruttabili per la mancanza di infrastrutture. Il gas naturale occupa il primo posto nel settore energetico del Paese con un quota dell’82%. Inoltre, l’Uzbekistan intende aumentare la produzione di gas naturale fino a 66 miliardi di mc entro il 2020. Secondo gli ultimi dati disponibili il settore energetico costituisce il 7,5% del PIL e rappresenta la voce piú rilevante delle esportazioni (25%). Il consumo interno di gas naturale nel quinquennio 2010-2015 è rimasto pressoché invariato, pari a 45,5 miliardi di mc e destinato prevalentemente all’uso domestico (50%) e industriale (27%). Tali consumi comprendono anche delle dispersioni di prodotto a causa delle pessime condizioni degli impianti (2,7 miliardi di mc, 6% della produzione totale). Stime delle Banca Mondiale, pongono l’Uzbekistan, in Eurasia, in cima alla lista di chi utilizza in maniera meno proficua le proprie risorse energetiche. Tali inefficienze costano annualmente il 4,5% del PIL, circa 1,2 – 2,3 miliardi di dollari l’anno. A cio’ si aggiunge che nel 2011 l’Uzbekistan ha bruciato 1,8 miliardi di mc di “gas associato”, pari al 3% della produzione annuale uzbeka, ovvero il consumo annuale dell’Armenia.

L’Uzbekistan è esportatore netto di gas naturale con 14 miliardi di mc esportati annualmente (quinquennio 2010 – 2015). Storicamente il primo Paese di esportazione è la Russia (70%), seguito da Kazakhstan (21%), Kyrgyzstan e Tajikistan (2%). Ultimamente il Paese ha diversificato il proprio portafoglio clienti. Dopo aver ultimato due sezioni del Central Asian Gas Pipeline (CAGP) nel 2009 e nel 2011, ha iniziato le esportazioni verso la Cina, pari a 2,3 miliardi di mc nel 2013 e 2 miliardi nel 2014. Tali volumi dovrebbero a breve raggiungere i 10 miliardi, a discapito delle esportazioni verso la Russia che scenderebbero al 44%.

Secondo il programma per lo sviluppo del settore petrolifero e gas l’Uzbekistan auspica maggiori investimenti stranieri per migliorare il proprio sistema produttivo interno e poter quindi aumentare la quota parte destinata alle esportazioni. Le migliorie apportate finora hanno consentito un incremento annuale di produzione, nel 2015, pari al 7,8%, il piú alto tasso di crescita mai registrato nel Paese, il che consentirebbe di realizzare quanto dichiarato da UNG con riguardo all’obiettivo di incrementare del 20% le esportazioni entro il 2020 e portare i volumi esportati in Cina a 14/18 miliardi di mc annuali. Si prevede altresì un incremento delle forniture domestiche del 33%, che raggiungerebbero cosí i 60 miliardi di mc entro il 2021. La rete interna è costituita da due condotti principali che si connettono a quelli di esportazione. Il principale parte da Ustyurt e si collega alla rete di “Buhara – Khiva” ed entra successivamente in quello di “Gazli – Kagan”. A tale quadro va poi aggiunta la necessità del Governo uzbeko di razionalizzare i consumi a livello nazionale. Al momento sono in uso contatori antiquati e non più affidabili e le stesse condutture interne sono obsolete e necessitano una forte e sostanziale modernizzazione sia per la fornitura del gas a livello delle famiglie che per le imprese.

In tale contesto vi potrebbero essere interessanti prospettive per le aziende italiane, interessate anche al settore delle infrastrutture.

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