Rivoluzione Sud Italia, arrivano le zone economiche speciali

Sulla scia del positivo esperimento asiatico, in particolar modo cinese, anche l’Italia vara il progetto per le zone economiche speciali (ZES) per il Sud Italia. Le ZES sono un’evoluzione delle zone franche concentrate in ambito doganale e che hanno come scopo principale quello di attrarre investimenti sia locali che esteri, attraverso una combinazione di incentivi fiscali e normativi.

In attesa della formazione del nuovo Governo, l’Italia ha già pianificato con Bruxelles i criteri e i benefici per queste aree circoscritte che presentano una importante vocazione produttiva e di apertura al commercio internazionale. Le prime potenziali ZES dovrebbero essere, secondo alcune indiscrezioni, Gioia Tauro, Napoli, Salerno, Taranto e Matera, quest’ultima soprattutto al fine di lanciarla come capitale europea della cultura del 2019. Il progetto si estenderà, successivamente, in tutte le regioni del Sud-Italia e, nel frattempo, i tecnici già stanno provvedendo a trovare il giusto equilibrio tra vantaggi fiscali e creditizi (si ipotizza l’intervento di alcuni istituti bancari), deroghe e semplificazioni normative. Inoltre, è previsto un potenziamento di misure già operative riguardanti le start-up e la defiscalizzazione delle aree più depresse.

Più nel dettaglio, il piano prevede un bonus fino a 50 milioni per accedere al credito di imposta per gli investimenti, incentivo sostanzioso considerata che normalmente si aggira attorno ai 15 milioni. Manovra importante che nell’ultimo anno ha fruttato circa 4 miliardi di nuovi investimenti e che, se accompagnata dal corretto snellimento degli oneri amministrativi, migliorerebbe decisamente il business environment di tutto lo Stivale.

A tal proposito, a parere di chi scrive, lo snellimento delle procedure amministrative dovrebbe essere affidata ad uno sportello unico digitale, il cosiddetto “One Stop Service (OSS)”. Tale sportello è già stato sperimentato sia in Cina che nell’ASEAN e ha condotto a risultati eccellenti; permette, infatti, di caricare tutta la documentazione necessaria direttamente online al fine di ottenere la licenza per investire, riducendo i tempi di attesa e lo scambio documentale cartaceo.

Inoltre, l’idea è quella di creare successivamente delle ZES interregionali con l’obiettivo di unire zone a vocazione industriale ma sprovviste di infrastrutture adeguate con zone che, diversamente, ne dispongono. Alla regia di ogni progetto o proposta di investimento ci sarà il Ministero di coesione territoriale che, coadiuvato dai comitati di indirizzo delle ZES, valuterà ogni piano di sviluppo strategico delle zone interessate.

Certamente, sulla base dell’esperienza asiatica e di alcuni paesi Europei (Polonia in primis), le ZES rivitalizzerebbero l’industria italiana e porterebbero nuove finanze a sostegno delle infrastrutture e dei posti di lavoro. Rispetto ai paesi asiatici, dove siamo protagonisti in alcune ZES, abbiamo la fortuna di possedere un know-how all’avanguardia che, accompagnato da nuovi investimenti, potrebbe permetterci di ribaltare la situazione attuale.

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