Perché le difficoltà dell’azionario cinese saranno i punti di forza su cui bisogna puntare

Il 2020 ha visto l’equity cinese come il mercato tra i più perfomanti al mondo, con l’MSCI China che ha registrato una crescita di oltre il 20% e con il PIL cinese che ha segnato un +2,3%. Sulla scorta di tali premesse, diversi investitori che ancora non erano entrati su tale mercato, si sono affrettati scommettendo sulla prosecuzione del rally. Tuttavia, nei primi sei mesi del 2021, le aspettative sono state deluse con gli indici del Dragone che hanno registrato una correzione tra il 10 e il 15%.

I motivi alla base di tale correzione sono diversi e tra i principali ci sono certamente i timori di una nuova ondata Covid, una politica monetaria restrittiva e una guerra commerciale con gli USA sempre sullo sfondo.

Situazione Covid

Il rischio nuova forte ondata Covid è decisamente basso, considerato che la Cina a fine giugno aveva già vaccinato metà della popolazione e a ieri sono state somministrate già 1,45 miliardi di dosi. Inoltre, i sistemi di tracciamento utilizzati sin dall’inizio permettono al Paese di monitorare capillarmente la situazione ed intervenire con lockdown mirati e screening di tutta la popolazione interessata in pochissimi giorni. Non bisogna dimenticare che la Cina è stata la prima ad entrare nel “new normal” post pandemia, e stare sul mercato cinese per l’investitore ha significato ridurre i rischi del proprio portafoglio in un mercato guidato da una forte domanda sia interna che esterna.

Tradotto significa un’economia interna che manterrà i suoi ritmi, come ha fatto per gran parte del 2020, con i consumi che manterranno livelli interessanti nonostante un export ridotto che però oggi conta solo il 2% del PIL complessivo cinese.

Inflazione e materie prime

Sul pericolo inflazione, in questo momento minacciato in Cina prevalentemente dall’aumento dei prezzi delle materie prime, il governo è intervenuto dopo il recente rally che potrebbe rallentare la produzione industriale e la ripresa globale.

La Cina, dunque, prevede di mettere sul mercato parte delle riserve nazionali dei principali metalli industriali mentre le autorità intensificano gli sforzi per frenare l’impennata dei prezzi delle materie prime. L’ente statale di stoccaggio, l’amministrazione nazionale cinese per le riserve alimentari e strategiche, ha dichiarato che prevede di mettere in vendita rame, alluminio, zinco e altre riserve nazionali in lotti. L’operazione avverrà nel prossimo futuro al fine di garantire la fornitura e la stabilità dei prezzi delle materie prime sfuse. Le riserve saranno rilasciate alle aziende di lavorazione e produzione di metalli non ferrosi tramite un processo di offerta pubblica.

La mossa di Pechino è arrivata dopo che i funzionari cinesi, nelle ultime settimane, hanno ripetutamente affermato che il rally dei prezzi dei metalli industriali quest’anno è andato troppo oltre. Nel mese di maggio il Consiglio di Stato del governo cinese ha dichiarato che avrebbe adottato misure per garantire un’offerta adeguata e prezzi stabili per le materie prime, e le autorità di regolamentazione avevano precedentemente avvertito i rappresentanti del settore di adottare un approccio di tolleranza zero alla manipolazione del mercato o all’accaparramento di metalli.

Politica monetaria restrittiva

Una politica monetaria restrittiva è stata certamente la causa principale della volatilità di questo ultimo periodo in Cina e un po’ nei principali mercati azionari mondiali. Tuttavia, rispetto alle politiche monetarie di altri Paesi, la Cina non ha iniettato così tanta liquidità nel mercato tale per cui l’allentamento avrebbe un impatto così forte sull’equity. Occorre osservare, inoltre, che la Cina ha già cominciato ad allentare tali misure in questi mesi. Dunque, la politica monetaria restrittiva resta un tema ma non è così preoccupante come per USA ed Europa e il mercato azionario cinese sembra aver già scontato, almeno in parte, tale pericolo. Inoltre, l’outlook sul mercato azionario cinese resta decisamente positivo per altri due fattori importanti: rispetto al mercato americano le valutazioni del mercato cinese sono nettamente più basse e, per le aziende listate sull’indice asiatico, è prevista una crescita degli utili quest’anno del 20/25% (dati già confermati dalle ultime trimestrali pubblicate).

La svolta “green”

Come si legge nel Piano Quinquennale 2021-2025 la Cina si focalizzerà ulteriormente sullo sviluppo sostenibile. L’energia pulita, nei prossimi decenni, dovrà diventare la principale fonte per il Paese, una prospettiva che offre numerose opportunità in settori come veicoli elettrici, energie alternative e tutti i comparti correlati alla tutela dell’ambiente. Occorre osservare che la Cina ha già una posizione di leadership nella catena solare e dell’eolico, oltre all’auto elettrica.

A beneficiarne sarà anche il settore tecnologico, con l’accelerazione delle tecnologie in questi ambiti che garantiranno nuove opportunità di investimento nell’ESG cinese ed asiatico. Tale trend offre la possibilità di investire nei futuri leader della rivoluzione energetica. Basti pensare che la Cina è uno dei principali produttori di impianti solari perché molti dei pannelli in commercio sono di provenienza cinese, ma è anche il mercato principale dell’energia solare, con una capacità installata pari al 35% del mercato globale.

 

Come appena descritto, il mercato cinese ha attraversato una fase di rallentamento per ragioni che diventeranno i punti di forza dei prossimi mesi. Oltre a tali fattori saranno fondamentali anche lo sviluppo sostenibile e il mantenimento dei ritmi di ripresa economica registrati già nella seconda metà del 2020. Oggi è impensabile non avere nel proprio portafoglio investimenti una parte destinata all’Asia (da non dimenticare l’avanzata dei Paesi ASEAN con Vietnam in testa) e sopratutto alla Cina, la quale diventerà entro il 2028 la prima economia mondiale.

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