Perché India e Filippine potrebbero guidare l’economia globale entro il prossimo decennio

L’India e le Filippine saranno i principali motori della crescita economica globale nel prossimo decennio, diventando le vere alternative al mercato cinese. Questo è quanto emerge da uno studio di Oxford Economics, pubblicato all’inizio del 2019, che classifica le prime dieci economie dei mercati emergenti che saranno in grado di guidare l’economia globale entro il prossimo decennio.

Sorprende trovare la Cina al quarto posto in questa lista, dietro anche all’Indonesia. Tuttavia, secondo Louis Kuijs, autore dello studio, questi risultati non sono così sorprendenti: si tratta infatti di Paesi dove il tasso di povertà è ancora abbastanza elevato ma dove si assiste ogni anno ad una crescita economica e sociale significativa. Con tale crescita aumenta anche il bacino dei consumatori che, assieme ad un business environment decisamente favorevole, creano un ambiente attraente per le imprese locali e straniere. Esiste, dunque, un grande potenziale.

La realtà attuale, tuttavia, sembrerebbe suggerirci una situazione in parte diversa: il PIL pro capite dell’India è vicino a un quarto di quello della Cina, mentre il PIL pro capite delle Filippine è vicino a un terzo di quello cinese.

Considerando i dati riportati, lo studio di Kuijs sembrerebbe utopistico. Non è invece così.

Occorre osservare, tuttavia, che India e Filippine devono ancora affrontare la “trappola del reddito medio”, situazione per cui un Paese in via di sviluppo, che raggiunge un reddito medio soddisfacente per la maggior parte dei cittadini, si ritrova improvvisamente davanti a un arresto della crescita. Inoltre, devono affrontare anche il The Lewis Point, ovvero quando un’economia emergente esaurisce la propria manodopera a basso costo. Ecco, tali punti la Cina li ha già incontrati e sono tra le maggiori cause del rallentamento della propria crescita economica.

Naturalmente, tali Paesi sono considerati valide alternative anche perché stanno sviluppando politiche e programmi economici adeguati a sostenere il potenziale boom economico che potrebbe verificarsi. Negli ultimi decenni, entrambi i Paesi sono stati in grado di mettere in atto una serie di riforme e di iniziative capaci di  assicurare una crescita sostenibile, ottenuta attraverso l’urbanizzazione e la creazione di posti di lavoro.

Le Filippine hanno tratto grande beneficio anche dalle rimesse che sono state una delle principali fonti di risparmio in valuta estera, con una media di 1,01 miliardi di dollari dal 1989 al 2019, raggiungendo il massimo storico di 2,84 miliardi nel dicembre del 2018 e un minimo record di 0,646 miliardi nel febbraio del 1989, secondo quanto riportato recentemente da Tradingeconomics.com.

Le posizioni assegnate ad India e Filippine, dallo Studio Oxford, sono state confermato anche dallo studio del McKinsey Global Institute (MGI), pubblicato alla fine dello scorso anno, che identifica l’India e le Filippine tra le poche economie dei mercati emergenti ben preparate per raggiungere una crescita sostenibile nel prossimo decennio.

Raggiungere una crescita sostenibile nell’arco di un paio di decenni è tra le principali sfide per le nuove economie emergenti. Solo 18 Paesi su 71 economie emergenti, studiate dall’MGI, però hanno raggiunto determinati parametri di crescita. Tra i parametri principali troviamo una crescita del PIL pro capite superiore al 3,5% in 50 anni o una crescita del 5% in 20 anni e la drastica riduzione del tasso di povertà.

Anche Malesia, Vietnam, Etiopia e Uzbekistan sono tra le economie considerate più interessanti da tali studi. Nonostante le Filippine e soprattutto l’India abbiano già conosciuto delle battute d’arresto, vengono comunque mantenute ai primi posti tra le economie emergenti più promettenti. Infatti, sono i Paesi che maggiormente hanno investito nella crescita sostenibile e in solidi risparmi; ciò, dunque, dovrebbe consentire loro di crescere rapidamente nel prossimo decennio.

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