Myanmar: Aung San Suu Kyi non potrà candidarsi alle prossime elezioni presidenziali

Il processo democratico intrapreso dal Myanmar necessita ancora di tempo per raggiungere l’auspicato stato di diritto, soprattutto dopo la bocciatura di ieri, da parte del Parlamento, dell’emendamento alla Costituzione che avrebbero permesso ad Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale Democratica, di candidarsi alla presidenza del Myanmar alle elezioni che si svolgeranno alla fine di quest’anno.

E’ stata, infatti, bocciato l’emendamento all’art. 59 lettera f della Costituzione birmana, che avrebbe consentito la candidatura della leader democratica Aung San Suu Kyi. Attualmente, l’articolo prevede l’impossibilità di candidarsi alla presidenza a chiunque abbia sposato stranieri o abbia avuto figli da questi ultimi. Tale articolo, introdotto dalla giunta militare, precedentemente al comando del Myanmar, è stato meditato proprio al fine di ostacolare l’ascesa della leader del partito democratico Lega Nazionale della Democrazia (NLD), sposata con un britannico dal quale ha avuto due figli entrambi cittadini del Regno Unito.

La Costituzione della Birmania è stata varata dai militari ed è entrata in vigore con le ultime modifiche nel 2008 (i militari sono al potere nel paese dal 1962, anno del colpo di stato compiuto dal generale Ne Win contro l’allora governo democraticamente eletto). Tra il 2010 e il 2011 in Myanmar è iniziato un lento e complicato processo di transizione: la giunta militare è stata sciolta, sono stati liberati molti dissidenti – fra cui Aung San Suu Kyi – e si è insediato un governo “civile”, anche se il partito vincitore delle prime elezioni parlamentari libere è stato il partito di regime (USDP) e anche se alle consultazioni presidenziali del gennaio 2011 è stato eletto Thein Sein, ex generale ed attuale presidente.

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