L’Europa compie un altro passo in avanti in ASEAN, firmato l’accordo di libero scambio con il Vietnam

Il 30 giugno, ad Hanoi, è stato firmato l’accordo di libero scambio Vietnam-Unione Europea (European Union Vietnam Free Trade Agreement, EVFTA), dopo una lunga serie di trattative iniziate nel giugno 2012 e conclusesi solamente nel 2015. Occorre osservare, inoltre, che si sono verificati rallentamenti anche durante il processo di ratifica per via dell’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio UE-Singapore. Tale patto ha costretto l’UE a rivedere gli accordi stretti con il Vietnam al fine di armonizzare le tariffe e i dazi da applicare nei due Paesi ASEAN.

L’EVFTA è certamente un patto ambizioso che prevede quasi la totale eliminazione dei dazi doganali tra l’UE e il Vietnam.

Il 65% dei dazi sulle esportazioni dell’UE in Vietnam sarà eliminato, mentre il restante sarà gradualmente eliminato entro 10 anni. Diversamente, il 71% dei dazi sarà eliminato sulle esportazioni del Vietnam verso l’UE, mentre i rimanenti saranno eliminati entro sette anni.

L’EVFTA è considerato, a tutti gli effetti, un accordo bilaterale 2.0 poiché contiene importanti disposizioni anche per quanto riguarda i diritti di proprietà intellettuale, la liberalizzazione degli investimenti e lo sviluppo sostenibile. Ciò, dunque, include l’impegno ad attuare gli standard dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Tale accordo sancisce formalmente una “amicizia commerciale” di vecchia data tra UE e Vietnam: alla fine del 2018, gli investitori europei avevano investito oltre 23,9 miliardi di dollari in 2.133 progetti in Vietnam. Gli investitori dell’UE sono attivi in ​​18 settori economici, in 52 delle 63 province del Vietnam e i principali investimenti si sono registrati nel settore manifatturiero, energetico e nel real estate.

La massa degli investimenti dell’UE si è concentrata in aree con discrete infrastrutture come Hanoi, Quang Ninh, Ho Chi Minh City, Ba Ria-Vung Tau e Dong Nai. Sono ben 24 gli Stati membri dell’UE che hanno investito in Vietnam, con i Paesi Bassi che occupano il primo posto seguiti da Francia e Regno Unito.

A livello regionale, il Vietnam è attualmente il secondo partner commerciale più importante dell’UE tra tutti i membri dell’ASEAN, superando la concorrenza di Indonesia e Thailandia. Occorre osservare, altresì, che il crescente commercio tra UE e Vietnam contribuisce anche a consolidare la posizione dell’ASEAN come terzo partner commerciale dell’UE.

Per il Vietnam, l’eliminazione delle tariffe porterà importanti benefici alle principali industrie di esportazione, compresa la produzione di smartphone e di prodotti elettronici, di prodotti tessili, di calzature e di prodotti agricoli come il caffè. Tali industrie sono considerate labour intensive, perciò, aumentando il volume delle esportazioni del Vietnam verso l’UE, l’accordo di libero scambio faciliterà l’espansione di tali industrie, sia in termini di capitale che di aumento dell’occupazione.

Settore tessile
Sia il Vietnam che l’UE hanno stabilito un lasso di tempo entro il quale si sono impegnati a liberalizzare tutte le tariffe. Per il settore tessile è stata prevista una tempistica di sette anni. Le esportazioni del settore hanno raggiunto circa 9 miliardi di dollari nel 2018 e poiché gran parte delle esportazioni vietnamite verso l’UE sono beni di consumo come abbigliamento, tessile e calzature, l’accordo potrebbe aumentare significativamente il volume degli scambi.

Settore elettronico
Mentre il Vietnam continua a mantenere dei livelli di produzione industriale molto elevati, sta spostando il proprio settore manifatturiero verso prodotti tecnologicamente più avanzati, come smartphone e altri dispositivi elettronici. Sebbene al momento il Vietnam non abbia ancora sviluppato una vera e propria industria manifatturiera nell’elettronica, l’EVFTA offre al Vietnam un’opportunità senza precedenti di assumere un ruolo guida nei prodotti elettronici, e quindi l’espansione di questa industria “in erba” potrebbe rivelarsi una mossa intelligente per le imprese locali.

Settore farmaceutico
Il mercato farmaceutico vietnamita rimane molto attraente per gli investitori europei. Con l’accordo di libero scambio, circa la metà dei prodotti farmaceutici provenienti dall’UE sarà esente da dazio immediatamente, con il resto esentato nel giro sette anni. Le società farmaceutiche straniere potranno costituire una società per importare prodotti farmaceutici che sono stati autorizzati ad essere venduti sul mercato vietnamita. Tali società potranno, dunque, vendere direttamente prodotti farmaceutici importati dalla casa madre in UE a distributori o grossisti vietnamiti.

Occorre ricordare che nonostante il mercato farmaceutico del Vietnam si sia sviluppato in modo significativo, continua a soddisfare solo il 52% della domanda. Il nuovo accordo di libero scambio consentirà un accesso equo e paritario al mercato, consentendo agli investitori europei di espandere ulteriormente la propria attività e consentire così agli investitori stranieri di soddisfare la forte crescita del settore farmaceutico.

I recenti cambiamenti nell’UE, in particolare Brexit, potrebbero influire sul risultato e sull’importanza dell’EVFTA. Considerando che il Regno Unito è uno dei maggiori mercati per le esportazioni del Vietnam, e anche uno dei maggiori investitori in Vietnam, il commercio e gli investimenti dal Regno Unito rimarranno probabilmente in un limbo finché i mercati stanno elaborando le conseguenze del dopo Brexit.

L’impatto della Brexit sul commercio e gli investimenti dell’UE è, tuttavia, un’altra storia. Mentre le turbolenze della Brexit amplificano una crisi esistenziale che si è manifestata in Europa da tempo, ci sono forti ragioni per credere che il Vietnam continuerà a raccogliere i benefici del commercio europeo nei prossimi anni.

L’Europa, finora, ha dimostrato di aver compreso l’importanza del mercato ASEAN per garantire alle proprie aziende ossigeno e nuovi bacini di consumatori. Non a caso è stato precedentemente stretto un accordo con Singapore, considerata la vera porta per operare nel Sud-Est Asiatico e, successivamente, con il Vietnam, considerata la prima Nazione dell’ASEAN per livello di produzione industriale.  Tali accordi sembrano confermare che il modello vincente, in questo momento, è l’unione della “quantità asiatica” con la “qualità europea”, ovvero unire alti livelli di produzione ad alti livelli di qualità e best practices.

 

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