Le zone economiche speciali, il fiore all’occhiello per accelerare lo sviluppo economico dei Paesi ASEAN e non solo

Nell’ambito del commercio internazionale si sentono sempre più spesso nominare le cosiddette “zone economiche speciali”, ovvero zone che offrono vari incentivi per gli investitori che vanno dalle esenzioni fiscali alla razionalizzazione delle domande di licenza commerciale.

Un utilizzo sempre più diffuso si sta registrando negli Emirati, in Africa, in Cina e soprattutto in diversi Paesi del blocco ASEAN. Gli stati membri dell’ASEAN, infatti, promuovono attivamente lo sviluppo di zone economiche speciali (ZES) per attrarre investimenti stranieri, le quali stanno accelerando significativamente lo sviluppo economico di tali Paesi. Al fine di consolidare la propria presenza nel commercio internazionale, gli Stati membri dell’ASEAN hanno promosso zone economiche speciali (ZES) come pietra angolare per gli sforzi volti ad incoraggiare maggiori investimenti stranieri.

Le ZES, che comprendono parchi industriali, zone speciali di trasformazione delle esportazioni, parchi tecnologici e aree di innovazione, hanno acquisito crescente importanza dopo l’istituzione dell’ASEAN Economic Community (AEC) nel 2015 e, ancora di più, come strumento per attrarre gli investitori stranieri che cercano di diversificare le catene di approvvigionamento a causa della guerra commerciale USA-Cina.

Per quanto, negli ultimi anni, l’ASEAN stia tentando di armonizzare le normative, in particolar modo quelle commerciali, le ZES di ogni Paese hanno i proprio regolamenti interni e punti di forza e debolezza diversi fra loro. Gli investitori devono, dunque, comprendere il profilo delle ZES in ciascun paese, prima di condurre un’analisi comparativa e visite in loco.

Di seguito, forniremo alcuni spunti sulle ZES di alcuni Paesi del blocco ASEAN:

Thailandia

Nel 2015 la Thailandia ha avviato lo sviluppo di 10 ZES situate al di fuori delle aree di confine contigue a Myanmar, Malesia, Laos e Cambogia. L’obiettivo dell’iniziativa è trarre vantaggio dall’aumento del commercio di frontiera tra questi Paesi, valutato nel 2018 con 1 trilione di baht thailandesi (circa 32 miliardi di dollari) di esportazioni. Il Governo ha affermato che gli investimenti totali nelle proprie ZES hanno raggiunto i 23 miliardi di dollari dal 2015 ad oggi.

Il Governo ha selezionato 13 settori prioritari da sviluppare attraverso le ZES, tra cui l’agroindustria, la produzione di motori e componentistica di veicoli e la produzione di tessuti e indumenti. Tutte imprese che si insediano nelle ZES hanno diritto ad una serie di incentivi che vanno dall’esenzione totale dell’imposta sul reddito delle società per i primi otto anni ad un’ulteriore riduzione del del 50% per i cinque anni successivi.

Ci sono, altresì, anche ulteriori incentivi fiscali varati con il recente programma “Thailand Plus”. Parte di tale programma incoraggia lo sviluppo del settore STEM (science, technology, engineering and mathematica), vitale per l’avanzamento delle numerose attività manifatturiere nelle ZES.

Inoltre, il Governo mira a sviluppare nuove ZES specifiche per l’industria della tecnologia della difesa. Tuttavia, al momento, non è ancora chiaro come queste politiche si collegheranno all’attuale politica delle ZES.

L’elenco completo dei settori interessati è comunque disponibile alla pagina 34 della Guida agli investimenti ZES, pubblicato dal Board of Investment (BOI) thailandese.

Indonesia

Il Paese attualmente gestisce 13 ZES sparse in tutto il vasto arcipelago, offrendo opportunità crescenti per investimenti in produzione, agricoltura, risorse naturali e turismo.

Tre ZES sono state lanciate nel 2019 nella provincia di East Kalimantan, il sito proposto per la nuova capitale e altre sette ZES sono attualmente in fase di sviluppo per il 2020, poiché il governo indonesiano mira ad attirare oltre 50 miliardi di dollari di investimenti nelle sue ZES nel prossimo decennio. Ad ottobre 2019, gli investimenti totali nelle ZES indonesiane hanno raggiunto i 6 miliardi di dollari, ancora molto lontani rispetto ai vicini thailandesi.

Riconoscendo di non esser riuscita ad attrarre grandi investimenti, in particolare a causa della ricaduta della guerra commerciale USA-Cina, l’Indonesia è obbligata a semplificare le attuali norme in materia di esenzioni fiscali per gli investitori che desiderano costruire strutture sulle sue ZES. Al tal proposito, il Paese lancerà a breve maggiori incentivi fiscali come l’esenzione sull’imposta sul reddito delle società per 20 anni per investimenti per un valore superiore a 1,4 miliardi di dollari, nonché incentivi estesi per tutte le aziende orientate all’esportazione che operano nelle ZES.

Tuttavia, gli investitori dovranno attendere l’entrata in vigore di tali imminenti normative al fine di conoscere l’effettiva portata di quanto previsto in tali riforme.

Filippine

Le Filippine hanno 12 ZES, 22 zone specifiche per l’agricoltura e altre 300 zone economiche riconosciute sparse in tutto il Paese. Queste zone economiche sono classificate in produzione, turismo, parchi digitali e parchi per il turismo medico.

Vi sono sette principali agenzie di promozione degli investimenti (IPA), la più grande delle quali è la Philippine Economic Zone Authority (PEZA). Ogni IPA ha l’autorità per concedere propri incentivi finanziari e non finanziari. Questi incentivi riguardano sia l’esenzione da dazi e tariffe per l’importazione di materie prime sia agevolazioni fiscali sul reddito delle società e sul costo fiscale della manodopera.

Tuttavia, ciò cambierà con l’introduzione della CITIRA, una nuova legge volta a razionalizzare specifici incentivi fiscali emessi dalle IPA. In altre parole, le IPA non avranno più l’autorità per creare propri incentivi fiscali e dovranno seguire le nuove regole stabilite dal CITIRA, che armonizzerà l’operato normativo di tali agenzie.

Singapore

Singapore è il porto più grande del mondo per volume di spedizioni. ma è troppo piccolo per avere delle vere e proprie zone economiche speciali. Perciò, ha collaborato con il governo della Malesia al fine di creare la Iskander Special Economic Zone nella vicina Johore Baru e con l’Indonesia per creare la zona di elaborazione delle esportazioni a Batam.

Entrambe riscuotono un grande successo, in particolare per le aziende di Singapore, che ora utilizzano queste zone come base per estensioni gli stabilimenti delle loro attività produttive da vendere in tutta l’Asia e nel mondo.

L’Indonesia, inoltre, ha recentemente facilitato l’ottenimento delle licenze commerciali a Batam e le autorità stanno per recuperare 8 mila ettari di terreni inutilizzati per creare piccole enclavi di ZES. L’Autorità di libero scambio di Batam ha osservato che tale progetto potrebbe attrarre investimenti per un valore di 60 miliardi di dollari, con le aziende di Singapore all’avanguardia.

Vietnam

Il Vietnam ha iniziato, recentemente, ad espandere la sua politica sulle ZES che ha portato alla costituzione di 18 zone economiche costiere e di 325 parchi industriali. Tali zone economiche speciali offrono, anch’esse, diversi incentivi come l’esenzione sull’imposta sul reddito delle persone fisiche, già di per sè comunque molto bassa rispetto ai Paesi limitrofi.

Il parlamento del Paese, tuttavia, ha ritardato il varo della legge che vedrebbe la creazione di tre nuove ZES in tutto il Paese. Situate nelle province di Quang Ninh e Khanh Hoa e nell’isola di Phu Quoc, queste ZES sono destinate a fornire in concessione agli investitori stranieri un territorio per 99 anni oltre ad altri incentivi fiscali.

Ulteriori ZES, potrebbero svilupparsi lungo la costa orientale del Vietnam per aumentare la competizione commerciale con la Cina meridionale per gli investimenti stranieri, considerando sempre la guerra commerciale USA-Cina ancora in atto.

Malesia

La Malesia ha, invece, diversi corridoi di investimento (un nuovo tipo di ZES): la East Coast Economic Region (ECER), la Iskandar Regional Development Authority (IRDA) per Iskandar Malaysia nel sud di Johor; il North Corridor Implementation Authority (NCIA) per la North Corridor Economic Region (NCER).

Nel 2018, i corridoi di investimento avevano creato quasi 2 milioni di posti di lavoro e hanno attirato investimenti per un valore 188 miliardi di dollari. Il corridoio di Iskander, è tra le principali della zona ASEAN poiché ha posizionato la costa orientale della Malesia come un’area chiave per lo sviluppo del libero scambio dell’ASEAN, avendo attratto investimenti stranieri nel 2018 per un totale di 35 miliardi di dollari. Fin dalla sua istituzione nel 2006, la regione ha raddoppiato le sue dimensioni ed è sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo di investimento di 91 miliardi di dollari entro il 2025.

L’ECER, che è l’altro principale corridoio, mira invece a creare 120.000 nuovi posti di lavoro e ad attirare 16 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri entro il 2025. L’ECER offre incentivi competitivi agli investitori come l’esenzione dall’imposta sul reddito del 100% per 10 anni e esenzione dai dazi sui terreni o fabbricati acquistati per lo sviluppo del proprio business.

Cambogia

La Cambogia ha 31 ZES in tutto il Paese che coprono quattro zone, vale a dire la zona di Phnom Penh, la zona di Sihanoukville, la zona di Manhattan e la zona Bavet di Tai Seng.

L’autorità responsabile delle ZES della Cambogia è il Consiglio speciale per le zone economiche speciali, che opera sotto l’egida del Consiglio per lo sviluppo della Cambogia. In tali zone sono disponibili vari incentivi fiscali che vanno dall’esenzione CIT del 100% per i primi nove anni, all’esenzione dai dazi all’importazione e all’esportazione.

Uno dei primi importanti investitori nella ZES della Cambogia è stata Coca-Cola, che ha aperto un impianto da 100 milioni di dollari nella Phnom Penz SEZ (PPSEZ) nel 2016. Da allora, altri marchi come Apple, Timberland, Puma e IBM hanno aperto degli stabilimenti nel PPSEZ. Entro il 2018, c’erano circa 340 progetti autorizzati che equivalevano a 2 miliardi di dollari.

Le zone economiche speciali hanno, ormai, un’importanza vitale per le economie di diversi Paesi. La tendenza che si nota è che anche Paesi notoriamente industrializzati stiano vagliando l’ipotesi di inserire delle zone economiche speciali nel proprio Paese al fine di rivitalizzare la propria economia. Avere delle zone economiche speciali, certamente, permette di razionalizzare meglio il flusso di investimenti diretti esteri e di veicolarli nelle zone e nei settori che soffrono maggiormente.

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