Le reali preoccupazioni della Cina sulle proteste di Hong Kong

Continuano senza sosta le proteste ad Hong Kong, dove si assiste ogni weekend a scontri sempre più duri fra manifestanti locali e militari cinesi.

Ma perché alla Cina interessa in modo così ossessivo quel territorio di poco più di 1.000 chilometri quadrati? Quali sono le reali ragioni che, dal 1997, spingono la Cina a condurre iniziative di ingerenza nel sistema della provincia autonomia cinese di Hong Kong?

Occorre innanzitutto fare un passo indietro. Come detto, dal 1997 Hong Kong è una regione amministrativa speciale cinese, ovvero fa parte della Cina ma ha una forma di autonomia. Prima, è stata colonia britannica per diversi decenni, fino a quando, nel 1984, il primo ministro cinese e britannico firmarono a Pechino la Dichiarazione congiunta sino-britannica. Tale accordo stabiliva che tutti i territori di Hong Kong sarebbero tornati a far parte della Cina a partire dal primo luglio 1997, anche se la Cina si impegnava a non instaurare immediatamente il sistema socialista, lasciando invariato il sistema economico e politico della città per almeno 50 anni, fino al 2047.

Inizialmente doveva esser applicato il principio “un paese, due sistemi”, ovvero unità nazionale della Cina e riconoscimento della diversità di Hong Kong, contraddistinta da un proprio ordinamento giuridico, politico e legislativo, e soprattutto da un diverso sistema economico. Tuttavia, Hong Kong non è una democrazia vera e propria: nonostante la presenza di diversi partiti, il capo del Governo viene scelto da un gruppo di 1200 persone (Comitato elettorale, costruito con un sistema molto complesso) pesantemente influenzato dal Governo cinese. Hong Kong era considerata la cugina ricca, prospera e all’avanguardia della Cina e negli anni Ottanta e Novanta era ritenuta un modello per diversi abitanti della Cina continentale. Quando i due Paesi si riunirono, molti cinesi sperarono che la Cina diventasse un po’ più simile a Hong Kong, tuttavia l’economia cinese cominciò a crescere a ritmi molto elevati e le cose cambiarono totalmente.

Per diversi motivi, negli ultimi 10 anni si sono susseguite diverse manifestazioni e proteste contro l’ingerenza cinese. Le nuove manifestazioni, cominciate all’inizio di giugno, riguardano l’emendamento a una legge sull’estradizione che, se approvato dal Parlamento locale, consentirebbe di processare nella Cina continentale gli accusati di alcuni crimini gravi, come lo stupro e l’omicidio. Secondo diversi gruppi che difendono i diritti umani, l’emendamento non è altro che un primo passo verso l’ingerenza cinese nel sistema giuridico di Hong Kong che consentirebbe alla Cina di utilizzarlo contro i suoi oppositori, poiché nulla impedirebbe al regime di inventare accuse allo scopo di estradare qualcuno.

Naturalmente, non sono solo motivi politici e sociali a preoccupare la Cina sulla questione Hong Kong, ma sono presenti anche pesanti ragioni economiche.

Hong Kong fa parte di un vasto progetto economico-digitale, approvato nel luglio 2017 dal presidente cinese Xi Jinping e denominato Greater Bay Area (che avevamo presentato nel nostro articolo “La Cina presenta la sua nuova economia. Benvenuti nella Pearl River Delta Greater Bay Area). L’area è formata dalle province autonome di Macao e Hong Kong e da 9 città della regione cinese del Guangdong, un’area che rappresenta il 12% del PIL cinese e che, se fosse uno Stato, sarebbe la quinta economia mondiale. Può tranquillamente essere descritta come “la Silicon Valley cinese” ed è infatti un progetto che mira a trasformare tale zona nella prima regione al mondo per brevetti tecnologici, startup, investimenti in imprese innovative e digitalizzazione. Questo è un progetto chiave anche per quanto concerne la Belt & Road Initiative (la Nuova Via della Seta), poiché sarà di supporto per i programmi infrastrutturali e di connettività cinesi, oltre a rafforzare la rete di distribuzione nell’ambito della manifattura e dei servizi high-tech.

Il progetto Greater Bay Area è affiancato da tre progetti infrastrutturali chiave:

  • il primo riguarda il ponte Hong Kong – Zhuhai – Macao inaugurato di recente, aperto nel 2018, che riduce in maniera significativa i tempi di percorrenza da Hong Kong a Zhuhai e Macao;
  • il secondo è il collegamento ferroviario ad alta velocità, anch’esso aperto nel 2018, che connette Hong Kong a Shenzhen e al Guangdong, quindi alla vasta rete ferroviaria ad alta velocità cinese;
  • un terzo progetto è il Corridoio Shenzhen – Zhongshan, il cui completamento è previsto per il 2024. Sarà un’autostrada a 8 corsie e ridurrà i tempi di percorrenza tra Shenzhen e Zhongshan/Jiangmen di circa 30 minuti.

Già dalla descrizione di tali progetti si evince come Hong Kong sarà una zona fondamentale nello sviluppo della Greater Bay Area. Una volta completati tutti i progetti infrastrutturali, tale progetto accrescerà il valore dell’economia cinese, immettendo competenze e promuovendo l’internazionalizzazione, entrambe importanti per il prossimo stadio di sviluppo economico della Cina. Al fine di favorire una regione che aggiunga maggiore valore alla propria economia, il progetto prevede che la regione diventi un importante centro globale per manifattura di livello avanzato e che si concentri su innovazione, servizi finanziari, trasporti e logistica, commercio e turismo e svago.

Hong Kong è considerato il centro finanziario globale di questo progetto. A tal proposito, nel gennaio 2017, la Cina ed Hong Kong hanno stabilito la realizzazione del Lok Mau Chau Loop Technology Park. Situato in Hong Kong, proprio al confine con Shenzhen, il parco permetterà ad Hong Kong di attingere all’innovazione e all’ecosistema di startup in espansione a Shenzhen, pur mantenendo il proprio sistema legale ed ambiente economico commerciale. Essendo una città internazionale con un settore dei servizi professionali altamente sviluppato e convertibilità di valuta, Hong Kong può aiutare le compagnie cinesi a raggiungere questi obiettivi globali, proprio come tradizionalmente ha aiutato società internazionali a realizzare le proprie ambizioni nella Cina continentale. Diventa, dunque, uno snodo fondamentale per la Cina poiché Hong Kong è anche inserita nella rotta marittima della Nuova Via della Seta. Tuttavia, anche la Cina risulta essere fondamentale per Hong Kong: una eventuale spaccatura definitiva costringerebbe molte imprese a traslocare direttamente sul territorio cinese visto che la Cina isolerebbe Hong Kong da tutte le rotte commerciali asiatiche.

La Cina, tuttavia, sta cercando di adottare contromisure in attesa che la situazione di Hong Kong torni alla normalità. In particolar modo, sta tentando di trasformare Shenzhen in un vero e proprio centro economico digitale globale in grado, anche parzialmente, di sopperire all’assenza di Hong Kong. Sono state già introdotte nuove politiche e linee guida che dovrebbero essere in grado di accelerare tale sviluppo, coinvolgendo indirettamente anche la stessa Hong Kong: infatti, saranno mantenute delle aree di cooperazione tra le due città, in particolar modo per quanto concerne digitalizzazione, 5G, intelligenza artificiale e tecnologia biomedicale; dunque, settori che interessano molto ad entrambe le controparti.

Le preoccupazioni economiche della Cina su Hong Kong, hanno spinto Pechino ad inviare circa 5.000 soldati cinesi nelle zone delle proteste: fino a due settimane fa era stato mantenuto un profilo molto basso, ma il 31 luglio è stato diffuso un video in cui svolgono esercitazioni militari a Hong Kong e si sente un militare urlare nel dialetto cantonese locale “Tutte le conseguenze sono a vostro rischio e pericolo”. La scorsa settimana poi più di 12mila agenti di polizia si sono riuniti a Shenzhen per un’esercitazione che ha incluso anche misure anti-sommossa simili a quelle adottate nelle ultime settimane dagli agenti di polizia di Hong Kong contro i manifestanti.

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