L’Asia come soluzione per il deficit di produzione delle imprese occidentali

La Asian Development Bank (ADB) ha dichiarato, nei giorni scorsi, che la crescita in Asia dovrebbe riprendersi l’anno prossimo a seguito di un calo significativo che si registrerà, nei prossimi mesi, con le conseguenze del Coronavirus sull’economia asiatica.

In termini globali, lo scenario più cupo presentato dall’ADB sarà una perdita di 4,1 trilioni di dollari, pari al 4,8% del prodotto interno lordo globale. Tuttavia, anche questa previsione potrebbe peggiorare a causa dell’impossibilità, in questo momento, di prevedere date certe sul contenimento del virus.

Secondo le ultime previsioni, dunque, quest’anno la crescita economica regionale asiatica diminuirà drasticamente. Il rapporto dell’ADB prevede, tuttavia, che l’Asia manterrà una crescita regionale del 2,2% nel 2020, in calo di oltre di oltre 3 punti percentuali rispetto alle previsioni precedenti. Tuttavia, si prevede che la crescita rimbalzerà, nel 2021 fino al 6,7%, una volta che il mondo sarà stato in grado di contenere il virus. Nel dettaglio, escludendo le economie di recente industrializzazione come Hong Kong, Cina, Corea del Sud, Singapore e Taiwan, lo sviluppo dell’Asia avrà una crescita del 2,4% nel 2020, rispetto al 5,7% nel 2019, per poi rimbalzare al 6,7% nel 2021.

Occorre osservare, altresì, che l’evoluzione della pandemia globale, e quindi le prospettive per l’economia globale e regionale, è altamente incerta. La crescita potrebbe rivelarsi più bassa e la ripresa più lenta di quanto si sta attualmente prevedendo. Per tale motivo, sono necessari sforzi importanti e coordinati per contenere la pandemia del COVID-19 al fine di minimizzare il suo impatto economico, in particolare sulle economie più vulnerabili.

Il rapporto afferma che la regione del sud-est asiatico subirà un forte rallentamento dovuto, in particolar modo, al rallentamento della Cina. La Thailandia, la seconda economia dell’ASEAN, contrarrà probabilmente del 4,8% quest’anno, confermando il trend negativo degli ultimi anni. La crescita nelle economie strettamente collegate di Malesia e Singapore precipiterà quasi a zero nel 2020, con la sola Malesia che godrà di un forte rimbalzo il prossimo anno.

La Cambogia e l’Indonesia vedranno una forte decelerazione, così come le Filippine, nonostante le politiche espansionistiche del Governo, che dovrebbero comunque garantire una ripresa nel 2021. La crescita in Vietnam anche dovrebbe rallentare in modo significativo ma rimarrà straordinariamente robusta grazie alla propria diversificazione interna della produzione. Con la maggior parte delle economie indebolite e il calo dei prezzi globali del petrolio, l’inflazione ASEAN dovrebbe rimanere intorno all’1,9% nel 2020 e al 2,2% nel 2021. Contando la deflazione mitigata nel Brunei Darussalam, 8 delle 11 economie vedranno un aumento dell’inflazione quest’anno.

Tali dati, combinati con le stime negative che ADB ha riguardo alla crescita in Europa e negli Stati Uniti, suggeriscono fortemente che nonostante tutto la produzione in Asia aumenterà quest’anno, tornando alle precedenti stime di crescita dal 2021 in poi. I produttori europei e statunitensi, se non hanno già provveduto, dovrebbero guardare all’Asia per superare il deficit di produzione in modo più rapido, aprendo nuovi stabilimenti industriali in questa zona per garantirsi maggiori catene di approvvigionamento.

 

 

 

 

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