L’ascesa dell’Unione Economica Eurasiatica e l’accordo di libero scambio con l’India

L’Unione economica eurasiatica (EAEU), nata ad Astana il 29 maggio 2014, è un’unione politica ed economica di cinque stati situati nell’Eurasia centrale e settentrionale: Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. L’EAEU è da considerarsi un progetto ambizioso a guida russa, mirato ad integrare lo spazio ex sovietico in una singola unione economica. L’EAEU può essere considerata come una nuova arrivata tra le organizzazioni internazionali regionali, operando come unione doganale a partire dal 2011 e come unione economica a partire dal 2015. In termini economici, l’unione offre agli Stati membri dei solidi vincoli commerciali, la modernizzazione delle proprie economie nazionali, un miglioramento della competitività nel mercato mondiale ed i benefici di un mercato comune.

Avendo stabilito un mercato unico integrato, l’EAEU ha un PIL di circa 4 trilioni di dollari, con una popolazione di circa 183 milioni di persone. Essa, come l’Unione Europea, ha inoltre il compito di facilitare la libera circolazione di beni, capitali, servizi e persone tra i suoi Paesi membri. Dirige anche politiche comuni in ambito macroeconomico: trasporti, industria, agricoltura, energia, commercio estero e investimenti, dogane, regolamentazione sulla concorrenza e antitrust.

Dopo gli accordi di libero scambio siglati con l’ASEAN nel 2016, l’EAEU è intenzionata a negoziare un accordo di libero scambio con l’India, considerato il suo enorme mercato e la sua continua crescita economica. Nel frattempo, anche l’India è interessata a sfruttare nuovi mercati, considerato che nei Paesi ASEAN, dominati dagli investimenti cinesi e statunitensi, ha un ruolo marginale. Inoltre, è interessata ad accedere al know-how tecnologico dei Paesi EAEU.

La zona di libero scambio tra EAEU e India

Nel gennaio 2018 si sono svolte consultazioni preparatorie sulla possibile creazione di una zona di libero scambio EAEU-India, in previsione dei negoziati ufficiali. Entrambe le parti stanno attualmente valutando gli aspetti chiave, le questioni tecniche e organizzative, oltre a redigere bozze di normative che serviranno a regolamentare l’attività nella zona di libero scambio. I negoziatori, di entrambe le parti, stanno cercando di valutare in particolar modo:

  • la riduzione delle barriere tariffarie e non tariffarie;
  • la scelta dei prodotti su cui le tariffe saranno eliminate immediatamente;
  • il potenziamento dei rapporti commerciali fra EAEU-India.

Un’altra problematica riguarda l’esatta stima, da parte dell’EAEU, della portata del mercato indiano: infatti, le entrate commerciali tra l’EAEU e l’India potrebbero crescere del 30-40% attraverso un’efficace liberalizzazione delle tariffe, numeri nettamente superiori rispetto a quelli previsti allo stato attuale.

Occorre osservare che le valutazioni degli esperti sono piuttosto ambiziose: il PIL dell’EAEU potrebbe aumentare di 1,4 miliardi di dollari nel breve periodo e di 2,7 miliardi nel lungo periodo, mentre il PIL dell’India potrebbe registrare un aumento di tre punti percentuali.

Ciò è semplicemente dovuto al fatto che i Paesi EAEU possono fornire una vasta gamma di prodotti nei seguenti settori:

  • Agricoltura: cereali, oli, ortaggi, acqua;
  • industria: fertilizzanti, macchinari e attrezzature, veicoli, componentistica di ingegneria meccanica, sale, prodotti chimici, gomma, plastica, acciaio e prodotti in legno.

L’India, inoltre, è particolarmente interessata alla capacità dell’EAEU nell’ingegneria aeronautica, nell’ingegneria metallurgica, nell’industria chimica e nei progetti di urbanizzazione. A proposito di urbanizzazione, recentemente l’India ha varato un programma per la costruzione di 100 città intelligenti, il quale sembra esser stato varato alla luce dei futuri accordi con l’EAEU che possiedono avanzate competenze in tale settore.

I principali partner di esportazione dell’EAEU nel 2017 sono stati: Cina (11,71%), Paesi Bassi (10,75%), Germania (7,09%), Italia (5,86%), Turchia (5,08%), Corea del Sud (3,5%) e Polonia (3,43%). I principali importatori: Cina (23,23%), Germania (11,21%), Stati Uniti (5,83%), Italia (4,83%), Francia (4,27%), Giappone (3,40%) e Corea del Sud (3,11%).

Ciò che emerge è la volontà di Russia e Cina di creare un mercato eurasiatico solido e integrato, in grado di creare diverse zone di libero scambio, supportando anche la Nuova Via della Seta. Secondo alcuni esperti, l’Unione può contribuire alla creazione di una grande area di libero scambio pan-eurasiatica, da Lisbona a Vladivostok, che garantirebbe pace e prosperità in Eurasia. In tal senso, Vladimir Putin ha osannato più volte l’iniziativa affermando che l’unione non rappresenterebbe un tentativo di risuscitare l’Unione Sovietica, ma un veicolo per condurre i propri membri verso una più “Grande Europa”.

Scritto dal Garruba Luca

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