La Cina si aggrappa, di nuovo, al “revenge spending” per far ripartire i consumi

Mentre quasi tutto il mondo continua a fare i conti con il lock-down adottato al fine di arginare il diffondersi del Coronavirus, la Cina è tornata ad una vita quasi normale e i consumi in alcuni settori tentano il recupero. Si sta assistendo, da qualche settimana ad oggi, al cosiddetto fenomeno cinese del “revenge spending”. Letteralmente “spesa per vendetta” o ” spesa per rivincita ” e si riferisce allo shopping quasi compulsivo per recuperare il periodo di astinenza da acquisti e viaggi imposto dalle chiusure dei negozi.

La nascita del revenge spending e l’esperienza durante la Sars del 2003

La Cina non è nuova a questo fenomeno, infatti nacque proprio qui durante gli anni ’80 sotto il nome “baofuxing xiaoferi” quando Deng Xiaoping decise di istituire una politica di apertura nei confronti dei commerci occidentali e lasciare che tutti i brand europei e americani sbarcassero finalmente nel retail cinese. Ciò ebbe una portata rivoluzionaria per entrambe le parti: i brand occidentali potevano finalmente vendere ad un nuovo enorme bacino di consumatori in evoluzione e i cinesi potevano provare la qualità dei prodotti  e dei servizi dei marchi occidentali.

Il revenge spending tornò poi alla ribalta nel 2003, subito dopo l’epidemia Sars. In quel momento, nell’ottobre 2003, durante la “Golden Week”, la prima occasione festiva in seguito alla fine della quarantena, si registrò un +200% di voli prenotati rispetto all’anno precedente.

Il revenge spending oggi

Con la riapertura dei negozi e dei centri commerciali il revenge spending si è prepotentemente riaffacciato in Cina. Già da febbraio, sui social media cinesi, si leggevano vere e proprie liste su tutto ciò che si sarebbe fatto una volta usciti dalla quarantena. La maggior parte dei desideri degli utenti si orientavano su ristoranti, svago, viaggi e shopping e diverse catene di distribuzione hanno approfittato del fenomeno revenge spending per incrementare ulteriormente le vendite. L’85% delle 3.600 gioiellerie della più grande catena cinese, Chow Tai Fook Jewellery Group, che è anche il più grande gruppo del settore al mondo per fatturato, hanno riaperto. Lo stesso vale per maison del lusso come Chanel: i negozi in Italia e molti altri Paesi sono chiusi, quelli in Cina hanno riaperto e si sono cominciate a vedere le prime file. ll gruppo Ferragamo ha riferito a Bloomberg che nonostante un calo dei profitti tra il 25 e il 33% a livello mondiale, si aspetta ancora di crescere in Cina quest’anno, ovviamente se l’epidemia non esploderà nuovamente sul territorio cinese. Le riaperture si sono subito tradotte in numeri importanti, soprattutto per il settore luxury. Un esempio su tutti: la nuova boutique di Hermes a Canton, durante il primo giorno di riapertura, ha registrato un incasso di 2,7 milioni di dollari, fatturato mai raggiunto prima da un negozio in Cina. Occorre anche osservare che l’aumento della spesa dei consumatori cinesi verso marchi internazionali ma all’interno del territorio cinese non è causale: infatti,negli ultimi mesi, Pechino, ha incoraggiato i consumatori locali, che rappresentano un terzo delle vendite globali del settore lusso, a spendere di più sul territorio nazionale.

E’, tuttavia, evidente che il revenge spending non potrà sopperire alle perdite subite nei mesi precedenti, o almeno non riuscirà a farlo in tutti i settori. Un settore che potrà solamente limitare i danni con tale fenomeno è certamente il turismo: non dimentichiamoci che l’esplosione del Coronavirus in Cina è avvenuta durante il capodanno cinese, massimo periodo di spostamento per la popolazione cinese. Inoltre, con il lock-down diffuso in quasi tutto il mondo è drasticamente crollato l’ingresso di turisti stranieri e il turismo domestico certamente non riuscirà a sostenere l’intero settore.

Dunque, il revenge spending aiuterà maggiormente tutti i settori legati al retail e certamente supporterà la ripresa dei consumi e la conseguente ripresa economica, dopo il pesante crollo del PIL del primo trimestre:

Accadrà anche nel resto del mondo? probabile ma in misure diverse. Il revenge spending è un fenomeno che attecchisce dove è presente una classe media di consumatori ancora solida e in grado di spendere. E considerate le ripercussioni che il Covid19 avrà in diversi paesi a livello occupazionale e anche in termini di capacità di spesa, non è da escludere la marginalità di tale fenomeno. Certamente assisteremo alla conferma di alcuni trend che si erano già affacciati negli ultimi anni, come il ricorso all’e-commerce e all’economia digitale.

 

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