Iran, l’obiettivo primario è l’esportazione di petrolio

Il Governo iraniano sta valutando le modalità più opportune per ottenere gli investimenti necessari a costruire un terminal per l’esportazione di petrolio nel porto di Bandar-e Jask, nel golfo dell’Oman.

Il progetto prevede la realizzazione di un terminal che abbia una capacità di immagazzinamento pari all’equivalente di 10 milioni di barili di petrolio leggero, medio e pesante estratto dal bacino di West Karun nella regione sud-occidentale del Kuzestan.

In particolar modo, secondo quel che viene reso noto, è stato il primo vice-presidente iraniano Es’haq Jahangiri ad invitare gli investitori locali e internazionali a sviluppare congiuntamente al Governo di Teheran tale progetto, al fine di contribuire all’affermazione dell’industria nazionale degli idrocarburi.

Negli ultimi mesi le esportazioni di petrolio dall’Iran sono aumentate del 60%. Prima della rimozione delle sanzioni, molti paesi, tra cui i membri dell’Unione Europea, non potevano importare il petrolio dall’Iran, che finiva soprattutto in alcuni mercati asiatici, come quello cinese. L’industria petrolifera iraniana ha sfruttato immediatamente le nuove opportunità create dalla rimozione delle sanzioni, rifiutandosi ad esempio di firmare un accordo con i paesi dell’OPEC per limitare la produzione di petrolio di modo da ridurne l’offerta e alzare il prezzo di vendita.

Attualmente l’Iran sta indirizzando le sue esportazioni anche verso il Sud-Est asiatico: il ministro del Petrolio indonesiano, Sudirman Said, ha affermato da parte sua che intende collaborare con l’Iran in settori come il gas, la petrolchimica e le energie rinnovabili.
Il rafforzamento della collaborazione tra i due paesi non si fermerà di certo all’energia. Il Governo iraniano ha annunciato che due istituti di credito, la Saman Bank e la Parsian Bank, hanno espresso interesse per investire in Indonesia, e ha comunicato l’obiettivo di aumentare a 5 miliardi di dollari nel medio termine il volume degli scambi commerciali con Jakarta, che prima delle sanzioni si attestavano a 2 miliardi di dollari.

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