India-Singapore, scambi di agevolazioni e competenze alla base dei nuovi accordi

Alla fine di giugno, il primo ministro indiano Narendra Modi è stato in visita ufficiale a Singapore, a distanza di quasi tre anni dall’ultima.

La visita ha toccato diversi temi riguardanti la difesa, lo spazio e lo sviluppo delle competenze, oltre alla promozione una campagna per attirare maggiori investimenti delle aziende indiane con sede a Singapore.

Modi ha anche partecipato all’evento Enterprise India-Singapore organizzato da Enterprise Singapore, un ente governativo che promuove la costituzione di società nel Paese. L’interazione con i proprietari di aziende indiane assume importanza dal momento che circa 8000 aziende indiane si sono registrate a Singapore dal 2000. Grandi gruppi imprenditoriali in India hanno costituito società holding a Singapore per gestire i propri investimenti asiatici e internazionali; il Paese è un hub finanziario internazionale e fornisce agevoli piani di finanziamento e rifinanziamento, oltre ad essere la porta per il mercato del sud-est asiatico.

Secondo il Dipartimento per la politica industriale e la promozione (DIPP), i flussi di investimenti diretti esteri da Singapore hanno contribuito per il 17% del totale di investimenti diretti esteri (IDE) in India dal 2000.
I dati provenienti da Singapore, tuttavia, mostrano che il flusso di IDE è pari alla metà di questa stima, poiché Singapore calcola il proprio investimento all’estero solo quando è presente un 10% di possesso diretto di azioni o potere di voto da parte di un investitore di Singapore. I principali settori che in India ricevono flussi di IDE da Singapore sono: servizi finanziari, telecomunicazioni, farmaci e IT.

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Al fine di ridurre le passività fiscali e migliorare i flussi commerciali, entrambi i Paesi hanno stipulato un Trattato di doppia tassazione (DTAA); India e Singapore hanno firmato l’accordo di cooperazione economica globale (CECA) nel 2005 e Singapore fa anche parte dell’accordo commerciale dell’India con l’ASEAN.

Il DTAA si rivolge alle società di comodo al fine di prevenire l’evasione fiscale e il CECA, diversamente, offre una riduzione tariffaria su determinati prodotti esportati da Singapore verso l’India.

Quest’ultima visita di Modi ha portato anche l’annuncio di un’ulteriore riduzione delle tariffe e di altre agevolazioni commerciali da parte del Ministero del commercio e dell’industria di Singapore.

Occorre osservare, altresì, che diverse start-up, formate in maggioranza da imprenditori indiani e pur operando in India, hanno registrato holding a Singapore al fine di beneficiare di maggiori opportunità di finanziamento e godere di un business environment favorevole. Una di queste start-up è Flipkart, società di e-commerce registrata a Singapore come Flipkart Private Limited (FPL). Fondata nel 2007, è stata registrata a Singapore nel 2011 in quanto l’India non consentiva IDE al 100% nella vendita online di beni e servizi multimarca. Tale politica è stata modificata solo nel gennaio 2018.

Nonostante ciò, altre start-up indiane come ZipDial e In Mobi (mobile marketing), Capillary Technologies (IT) e Tonbo Imaging (difesa) si sono ugualmente registrate a Singapore.

Ciò si spiega per il semplice fatto che Singapore rappresenta un hub per diverse società internazionali di trading e logistica grazie alla propria posizione strategica, all’eccellente connettività marittima e al finanziamento commerciale a basso costo.

Singapore funge da vero e proprio gateway per le aziende indiane che espandono il loro commercio e gli investimenti in ASEAN, divenendo sia un centro finanziario internazionale che un centro di spedizione e smistamento per l’area Asia-Pacifico.

A questo si aggiunga l’applicazione di incentivi chiave per promuovere gli investimenti indiani nell’economia di Singapore:

  • L’aliquota dell’imposta sulle società in India per le aziende con un fatturato annuo superiore a 36,95 milioni di dollari è del 30%, già ridotta del 4% rispetto al 2011. Diversamente, la medesima aliquota a Singapore è inferiore al 17%;
  • Assumere talenti locali a Singapore non è obbligatorio e il Governo di Singapore paga metà degli stipendi dei dipendenti nazionali. Ciò riduce notevolmente i costi operativi delle imprese registrate nel Paese;
  • Singapore non ha dazi all’esportazione. A differenza dell’India, i dazi all’importazione sono limitati al tabacco, ai prodotti petroliferi e ai beni di lusso specifici;

Infine, diversamente da Singapore, l’India impone delle imposte sulle plusvalenze registrate da società locali e straniere.

Singapore rappresenta certamente un unicum dal punto di vista delle agevolazioni e del business environment, tanto da far dichiarare a diversi esperti che siamo davanti ad un business environment quasi perfetto. Occorre, tuttavia, osservare che già solo per dimensioni territoriali questi due Paesi non sono minimamente paragonabili. Ciò che, invece, è interessante notare è come Paesi come l’India stiano approntando normative di attrazione degli investimenti stranieri sull’impronta lasciata da Singapore. A tal proposito, va ricordato l’ambizioso progetto “Make in India”, varato da Modi nel 2014, con il quale si invitano gli imprenditori e le aziende di tutto il mondo a investire, a stabilire le proprie manifatture e ad aprire poli industriali in India.

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