In arrivo nel 2020 il più grande accordo commerciale del mondo che coinvolgerà il 45% della popolazione mondiale

L’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) ha concluso l’iter per la definizione del partenariato economico globale regionale (Regional Comprehensive Economic Partnership, RCEP), destinato a divenire il più grande accordo di libero scambio al mondo.

Gli ultimi round di negoziati si sono svolti il ​​4 novembre 2019, a Bangkok, in occasione del terzo vertice RCEP. Durante tali recenti colloqui, 15 delle 16 nazioni coinvolte hanno concluso negoziati “testuali”, con una firma formale che dovrebbe essere concretizzata nel 2020.

L’impulso a stringere un accordo commerciale è cresciuto maggiormente per l’ASEAN, poiché i suoi membri sono alle prese con l’impatto economico della guerra commerciale USA-Cina. Al fine di limitare i danni provocati da questa tensione, che ormai sembrerebbe in via di risoluzione, diversi Paesi del blocco ASEAN hanno ritenuto fondamentale stringere tale accordo al fine di stabilizzare le proprie economie.

Panoramica

A prescindere dalla guerra commerciale USA-Cina, l’ASEAN, nel 2012, aveva già avanzato l’idea di un patto commerciale in grado di cementare il ruolo chiave del blocco ASEAN nel forgiare l’integrazione regionale. L’accordo di libero scambio proposto collegherebbe i paesi dell’ASEAN e i loro sei partner: Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e India. Tuttavia, l’India si è recentemente astenuta dall’unirsi al RCEP per il timore che il proprio mercato potrebbe essere inondato di beni di consumo cinesi e prodotti agricoli provenienti dalla Nuova Zelanda e dall’Australia. Inoltre, l’India appare molto più propensa a stringere accordi commerciali con la Russia e le economie euro-asiatiche.

Il RCEP è stato concepito, dunque,  come un accordo commerciale lungimirante. Contrariamente alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), l’accordo bilancia un mix di impegni “OMC-plus” per ridurre le barriere commerciali transfrontaliere e disposizioni “extra-OMC” per affrontare le questioni normative transfrontaliere. Pertanto, l’accordo mira a realizzare un partenariato economico globale che copra questioni di ampia portata quali commercio, investimenti, cooperazione tecnologica, diritti di proprietà intellettuale, concorrenza, commercio elettronico e risoluzione delle controversie.

Impatto sugli scambi e sulle catene di approvvigionamento nell’ASEAN

Tale accordo dovrebbe risolvere, inoltre, un annoso problema dell’ASEAN: l’esistenza di più accordi commerciali non siglati a livello regionale ma da singoli Paesi con i partner del RCEP. Al fine di fornire un accesso concreto al mercato e impegni di investimento, l’RCEP semplificherà le regole e le procedure di ciascun accordo già esistente in un unico accordo e ridurrà le inefficienze commerciali esistenti. Ciò risolve il problema della cosiddetta “ciotola di noodle” in cui l’ASEAN si è impigliato con più accordi e regole diverse per ciascun Paese.

Il RCEP ha tutte le carte in regola per offrire opportunità significative ai Paesi partecipanti in quanto è destinato a comprendere circa il 45% della popolazione mondiale (3,4 miliardi) e un terzo del prodotto interno globale (circa 20 trilioni di dollari). Inoltre, il blocco rappresenta il commercio totale di 10 trilioni di dollari e il 26% dei flussi di investimenti diretti esteri (IDE).

L’RCEP ridurrà le barriere commerciali e migliorerà l’accesso al mercato di beni e servizi, attirando le società straniere desiderose di entrare in un ASEAN più integrato e competitivo. Ciò migliorerà la trasparenza nel commercio e negli investimenti, oltre a facilitare la maggiore inclusione delle piccole e medie imprese dell’ASEAN nelle catene di approvvigionamento globali e regionali.

Allo stesso modo, la cooperazione tecnica con paesi industrializzati avanzati come il Giappone, la Corea del Sud, la Nuova Zelanda e l’Australia assisterà le PMI dell’ASEAN nello sviluppo di prodotti migliori e più competitivi. Il sud-est asiatico presenta anche i più elevati scambi intra-settoriali al mondo (commercio di prodotti simili appartenenti alla stessa industria), principalmente attribuito al suo fiorente settore elettronico e alle sue consolidate catene di approvvigionamento. L’RCEP promuoverà tale tendenza attraverso la riduzione delle tariffe e l’applicazione di nuove tecnologie che aumenteranno il contenuto a valore aggiunto dei prodotti locali.

In che modo il RCEP avvantaggerà i paesi dell’ASEAN?

Singapore
Tale integrazione andrà a beneficio di Singapore come attore fondamentale nel commercio regionale e nelle catene di approvvigionamento dell’ASEAN. Tuttavia, è improbabile che l’RCEP aggiunga molto ai numeri commerciali di Singapore a breve termine. Il Paese ha già accordi bilaterali con tutti i partner non ASEAN, vale a dire Giappone, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e Cina. Inoltre, è probabile che eventuali riduzioni tariffarie significative per le principali voci di esportazione verranno attuate per fasi nel corso di un periodo di anni, anche se è improbabile che aumentino le esportazioni a breve termine.

Thailandia
La Thailandia potrà beneficiare del RCEP attraverso una maggiore integrazione della sua economia con le catene di approvvigionamento e i mercati più grandi dell’Asia-Pacifico. Gli esportatori thailandesi possono trarre vantaggio in termini di commercio, valore del prezzo e innovazione, e i produttori potranno anche ottenere materie prime più economiche da una rete più ampia di fonti.

Filippine
Il RCEP aprirà dei mercati inesplorati per le Filippine, soprattutto in determinati settori: ciò include l’industria di outsourcing dei processi aziendali. Inoltre, la forza lavoro nell’ambito dell’assistenza nelle Filippine, come i marittimi, gli insegnanti, i programmatori IT e gli ingegneri potranno trarre vantaggio dalla domanda di Paesi come il Giappone e la Corea del Sud che necessitano di personale di servizio.

Indonesia
Allo stesso modo, l’Indonesia, la più grande economia dell’ASEAN, beneficerà di un maggior accesso al mercato, agli investimenti e alle opportunità di partecipare alle catene di approvvigionamento regionali. A loro volta, tali progressi porteranno ad un aumento delle esportazioni che è fondamentale per la crescita economica del Paese. Nel mezzo della guerra commerciale USA-Cina, il Governo ha reso prioritario il completamento di vari accordi commerciali con Paesi e organizzazioni per incrementare le sue esportazioni.

Malesia
Una importante fetta del commercio malese è con membri RCEP e l’accordo fornirà alle società e ai consumatori malesi maggiori opportunità commerciali e partnership. Le aziende specializzate in settori come le telecomunicazioni, le banche, la finanza e la consulenza trarranno vantaggio da una cooperazione rafforzata. Le imprese malesi godranno inoltre di un migliore accesso a materie prime di qualità a prezzi competitivi.

Vietnam
Il RCEP darebbe alle imprese vietnamite la possibilità di incrementare le esportazioni, impegnarsi in nuove catene di approvvigionamento e attrarre ulteriori investimenti esteri. Il taglio delle tariffe all’importazione aprirebbe nuove opportunità per i prodotti dei suoi settori di spicco come le telecomunicazioni, le TIC, il tessile, le calzature e l’agricoltura, che sono tutti in continua crescita con l’aumento del fatturato delle esportazioni.

Piccole economie dell’ASEAN
L’accordo potrebbe anche facilitare le economie più piccole dell’ASEAN (Laos, Myanmar, Brunei, Cambogia) al fine di rafforzare ulteriormente i loro accordi e ridurre il divario di sviluppo tra i membri dell’ASEAN.

In conclusione, senza il testo finalizzato disponibile, è difficile comprendere fino a che punto la regione si trasformerà a seguito del RCEP. Resta da vedere se il RCEP porterà a un sistema commerciale basato su regole che genera scambi più equi e più profondi, fungendo da precursore di un mercato unico, o costituirà semplicemente un modesto aggiornamento degli accordi esistenti.

Allo stesso modo, non è chiaro se il RCEP si allineerà con le intenzioni dell’ASEAN o se in alternativa accelererà la Sinificazione (la crescente diffusione dell’influenza cinese) del Sud-Est e dell’Asia orientale. Finora, il RCEP è stato un progetto guidato dall’ASEAN e i principi alla base ribadiscono il riconoscimento di centralità dell’ASEAN durante il processo di negoziazione.

Tuttavia, se le regole e i processi RCEP non sono abbastanza rigorosi, potrebbe portare ulteriormente i paesi nell’orbita della Cina, fornire alla Cina una significativa leva negoziale sui suoi partner e facilitarla per ottenere una posizione egemonica nel commercio regionale .

La sola Cina è già emersa come il più grande partner commerciale dell’ASEAN. Il suo commercio totale è cresciuto in media del 10% all’anno dal 2009 e ha raggiunto un valore di 483 miliardi di dollari nel 2018.

Infine, la decisione dell’India di non partecipare sarà un altro fattore che influirà sulla possibile natura sino-centrica del RCEP, poiché l’uscita di 1,3 miliardi di persone potrebbe aumentare l’influenza della Cina.

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