Il nuovo Ghana, esempio di un Africa che non siamo abituati a conoscere

Era il 7 gennaio 2017 quando in Ghana veniva eletto come presidente Nana Afuko-Addo, il quale tra i suoi principali obiettivi aveva quello di garantire al proprio Paese l’indipendenza economica. Il presidente ghanese, consapevole del fatto che non si potessero più fare programmi politici basandosi esclusivamente sul sostegno occidentale, ha varato diverse riforme in grado di ristrutturare il debito pubblico e far decollare l’economia nazionale.

Nel dicembre 2017, davanti al presidente francese Macron in visita ufficiale in Ghana, il presidente Afuko-Addo rilascia delle dichiarazioni che da quel momento in poi cambieranno la mentalità ghanese e africana: “Il Ghana non può più continuare a fare politica per noi stessi, nel nostro paese, nella nostra regione, nel nostro continente, sulla base di un qualsivoglia sostegno che il mondo occidentale, Francia o Unione Europea intendono darci. Non funziona. Non ha funzionato e non funzionerà. Dobbiamo uscire da questa mentalità di dipendenza. Questo pensiero su ‘cosa può fare la Francia per noi?’. La Francia farà i suoi interessi, e quando questi coincidono con i nostri, tant mieux, come dicono i francesi. Ma la nostra preoccupazione dovrebbe essere quella di capire che cosa dobbiamo fare in questo XXI secolo per togliere il cappello dalle mani dell’Africa per chiedere aiuto e carità. Semmai è il continente africano, quando si guardano alle sue risorse, che dovrebbe dare denaro agli altri. Dobbiamo avere una mentalità che ci dice che possiamo farlo. E una volta che avremo questa mentalità sarà una liberazione per noi stessi e per l’Africa”.

Nonostante lo scetticismo di diversi leader europei, il 2 aprile 2019 il Ghana è definitivamente uscito dal programma di sostegno economico del Fondo Monetario Internazionale (FMI) iniziato nel 2015, uno degli anni più neri per l’economia ghanese.

Nel 2015, con un’inflazione pari al 19,2%, il Paese africano siglò con l’FMI un accordo economico per circa 925 milioni di dollari, da utilizzare per sistemare il quadro macroeconomico, al fine di agevolare la crescita interna e proteggere la spesa sociale. Nel 2017, con l’avvento di Afuko-Addo, è stata lanciato un vero e proprio programma di riforme, alcune delle quali suggerite dallo stesso FMI, che hanno migliorato il sistema delle entrate fiscali, garantendo anche una maggiore trasparenza nel pagamento dei dipendenti pubblici e nella gestione dei budget. Ciò ha, inoltre, condotto ad una razionalizzazione dell’industria interna che attualmente si affida prevalentemente alle esportazioni di petrolio, oro, cacao e legname. L’aumento delle quotazioni e della produzione del petrolio rappresentano i principali driver del miglioramento dell’outlook, mentre la tendenza al ribasso dell’inflazione ha portato a una ripresa della domanda domestica e tutto questo ha contribuito a far raggiungere una crescita del PIL, nel 2018, attorno all’8%.

Recentemente, il Fondo Monetario Internazionale ha osservato che le autorità ghanesi hanno ottenuto significativi risultati macroeconomici nel corso del programma con crescita in aumento, stabilizzazione dell’inflazione, consolidamento fiscale e pulizia del settore bancario. A tal proposito, occorre ricordare che il settore bancario è stato toccato da importanti riforme negli ultimi cinque anni: la Bank of Ghana ha aumentato nettamente i requisiti di capitale per gli istituti locali, da 125 milioni di cedi ghanesi a circa 400 milioni (circa 100 milioni di dollari), con il fine di innescare un consolidamento del settore riducendo il numero di banche nel Paese da 34 a circa 24. Inoltre, è stato notevolmente migliorato il rapporto di non performing-loan (NPL) del settore: un esempio su tutti è rappresentato da Standard Chartered Ghana che aveva un rapporto del 45% di NPL e in pochi anni è riuscito a ridurlo sotto il 20% grazie anche ad alcune manovre del Governo.

Attualmente, il Ghana, seconda economia africana, ha lanciato un ulteriore programma di riforme denominato “Ghana Beyond Aid” che servirà a mantenere questo stato di salute dell’economia nazionale. Il PIL ghanese sta crescendo più velocemente di quello della Cina. La stessa Cina che, secondo i dati relativi al 2017, è il primo partner commerciale del Ghana con oltre due miliardi di dollari di import e quasi due miliardi e mezzo di export, concentrato nei settori Oil & Gas. Il tutto mentre la Francia non figura nemmeno tra i primi otto partner di interscambio, dove invece figurano India, Usa, Svizzera, Regno Unito, Sudafrica, Olanda ed Emirati Arabi. Un unicum per l’Africa, in particolare per quella nord occidentale e centrale, dove la presenza dell’ex impero francese è sempre molto presente. Infatti, nonostante il Ghana fosse un ex colonia britannica, ha subito l’influenza francese poiché circondata da Paesi della cosiddetta Françafrique.

Certamente il modello del Ghana non può funzionare in tutti i Paesi africani, soprattutto in quelli che attualmente vivono guerre civili e in quelli più poveri di risorse naturali. L’esempio ghanese, tuttavia, porta un cambio di mentalità, che si sta espandendo in diverse zone africane, rafforzato anche dall’aiuto economico della Cina, che gioverà ad un continente sempre più consapevole delle proprie potenzialità.

 

 

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