Il nuovo ecosistema delle Start-up in Vietnam

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Il Vietnam vanta, attualmente, circa 3.000 start-ups attive in diversi settori come l’e-commerce, il fin-tech, la sanità e l’agroalimentare. Nell’ultimo anno 92 start-ups hanno ricevuto 291 milioni di dollari attraverso investimenti pubblici e privati, quasi il doppio rispetto al 2016, mentre il numero di start-ups attive è cresciuto del 46%. Anche se si tratta di numeri importanti, tale settore è ancora in ritardo rispetto ad altri paesi del Sud-Est Asiatico ma, allo stesso tempo, presenta un margine di crescita decisamente ampio.

Fintech ed e-commerce hanno ricevuto la maggior parte degli investimenti, con l’e-commerce che contava 21 accordi, per un valore di 83 milioni di dollari mentre il Fin-Tech registrava 8 accordi per un valore di 57 milioni di dollari. Altri settori destinatari di investimenti sono stati media, logistica e agenzie viaggio online.

Al fine di incoraggiare l’imprenditorialità, il governo Vietnamita ha varato la creazione di una serie di fondi per sostenere e sviluppare le start-ups. Inoltre, sono stati siglati accordi con Paesi e istituti bancari, per sviluppare programmi di finanziamento e innovazione, per elargire prestiti, formazione tecnica, tutoraggio aziendale e per agevolare il trasferimento di know-how. Tra i programmi più interessanti troviamo:

  • SpeedUP: fondo da 11,75 miliardi di VND (circa 520 mila USD) lanciato dal Departimento della Scienza e della Tecnologia di Ho Chi Minh. Il fondo investe in 14 start-ups, con investimenti compresi tra 350 milioni di VND (15,500 USD) e 1,282 miliardi (56,792 USD).
  • Startupcity.vn: piattaforma online lanciata dalla People Committee di Hanoi che possiede dettagli sulle start-up e sugli investitori con l’obiettivo di mettere in contatto questi ultimi con gli imprenditori.
  • Vietnam – Finlandia Innovation Partnership Program: programma finanziato congiuntamente da entrambi i Governi. Attualmente è nella sua seconda fase (2014-2018) ed ha un budget di 11 milioni di Euro. Gli investimenti del fondo si concentrano su aziende innovative che aspirano alla crescita internazionale e attualmente includono nel proprio portfolio 18 aziende innovative e 5 start-ups ritenute ad alta crescita.
  • Saigon Silicon City Center: complesso di 52 ettari costruito al fine di sostenere le start-ups tecnologiche e le aziende internazionali. Si prevede che attiri investimenti per 1,5 miliardi di dollari entro il 2020.
  • Mekong Business Initiative: programma di partnership tra la Banca per lo Sviluppo Asiatico e il Governo Australiano che si concentra su finanziamenti alternativi, inclusi venture capital, angel investments, e tecno-finanza in Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam.
  • Mobile Applications Laboratory (mLab) dell’Asia Orientale: lanciato da Ho Chi Minh con un programma d’incubazione incentrato su tutoraggio, formazione, accesso alle attrezzature e finanziamento.
  • National Technology Innovation Fund (NATIF): agenzia governativa e istituto finanziario sottoposto al controllo del Ministero della Scienza e della Tecnologia Vietnamita che fornisce sovvenzioni e prestiti preferenziali per ricerca e sviluppo, innovazione e trasferimento tecnologico.
  • L’Agenzia Nazionale per la Tecnologia, Imprenditorialità e lo Sviluppo della Commercializzazione (NATECD): piattaforma nazionale sottoposta al Ministero della Scienza e Tecnologia Vietnamita che fornisce formazione, tutoraggio e finanziamenti alle start-up.

Oltre a queste iniziative, nel 2016, il Primo Ministro ha approvato il progetto “Sostegno all’Ecosistema delle Start-up Nazionali Innovative fino al 2025”, o progetto 844, che prende il nome dalla Decision 844/QD-TTg/2016. Esso si concentra sul sostegno dell’ecosistema nazionale delle start-ups fino al 2025 e sullo sviluppo di un sistema legale adeguato oltre che di un portale online per le start-ups entro il 2020.

Di fondamentale importanza è stata anche la recente entrata in vigore della Legge sul sostegno alle piccole e medie imprese, contenente disposizioni specifiche sul sostegno alle start-ups in settori quali trasferimento tecnologico, formazione, promozione commerciale, investimenti, prestiti agevolati e incentivi per i fondi di venture capital.

A completare tale quadro, si inserisce il Decreto 38/ND-CP, entrato in vigore nel marzo 2018, che si focalizza su investimenti in start-ups innovative. Esso identifica e riconosce le caratteristiche delle start-ups innovative come impresa, stabilendo che lo Stato può anche investire in una start-up fino al 30% del totale degli investimenti.

Occorre osservare che l’ASEAN ha attualmente una popolazione di circa 630 milioni di persone ed è la settima economia mondiale. Guidata dai giovani, dalle competenze e da un numero crescente di utenti di internet, la regione ha assistito a un rapido aumento delle start-up.

Secondo alcuni dati recenti, in ASEAN, gli investimenti nelle start-ups locali sono aumentati da 2.52 miliardi di dollari nel 2016 a 7.86 miliardi nel 2017, nonostante una diminuzione del numero di operazioni. Singapore e Indonesia continuano ad essere i leader nella regione, con l’e-commerce e il Fin-Tech tra i settori più attraenti, soprattutto con l’avvento delle criptovalute.

Tra tutti gli stati membri, Singapore continua a essere un portale per le start-ups che si espandono nei mercati circostanti, principalmente per il suo business environment, la forte regolamentazione della proprietà intellettuale, il supporto del Governo e la competenza della forza lavoro.

Attualmente sono registrate circa 2,400 start-ups, per un valore di oltre 11 miliardi di dollari. Il Paese ha istituito Startup SG, che ha consolidato tutti gli schemi delle start-up locali sotto un unico nome. I programmi di supporto includono tutoraggio, finanziamento, sovvenzioni, investimenti, ricerca, miglioramento delle capacità, programmi di incubatori e acceleratori. Inoltre, il governo ha costituito SGInnovate, una società pubblica che alimenta le start-ups focalizzate su scienza o ingegneria rivoluzionaria.

Così come Singapore, anche il Vietnam punta molto sull’innovazione. Occorre osservare che il principale sforzo del Governo, negli ultimi anni, è quello di riportare a casa i suoi cittadini che sono andati all’estero per studiare e lavorare. Uno sforzo che sta dando già i suoi frutti: i fondatori di diverse startup vietnamite di successo sono infatti cervelli rientrati in patria dopo importanti esperienze in terra straniera e ora riapplicate in madrepatria. È il caso di Huydong.com e di Ticketbox, due importanti realtà di cui si è occupata anche la Bbc. Tutto ciò sta creando una scena tech vibrante, con diverse startup concentrate in primo luogo sulla risoluzione di problemi quotidiani. Huydong.com, ad esempio, è una piattaforma di social lending che offre la possibilità di accedere a capitali a persone sprovviste di un conto corrente bancario.  Il focus sull’internet-of-things sta dando ampi frutti e il Vietnam è già diventata la terza scena tech asiatica. Il centro di tale “boost” dell’innovazione è Ho Chi Minh City, considerata ormai una delle Silicon Valley asiatiche.

Gli unici nodi, dunque, che la comunità di start-ups in Vietnam si trova ad affrontare sono la mancanza di forza lavoro qualificata, i finanziamenti, la limitatezza e la lentezza di riforme normative. Oltre al sostegno finanziario attraverso fondi e prestiti agevolati, è auspicabile che il Governo aumenti gli investimenti per la formazione e l’istruzione, al fine di creare una forza lavoro qualificata. Inoltre, il Paese deve continuare a varare nuove riforme, per costruire un business environment adeguato per investitori e sviluppatori. Ciò non solo attirerà gli investimenti stranieri necessari, ma anche la forza lavoro qualificata proveniente dalle regioni circostanti, che aiuterà le start-ups a raggiungere dimensioni ragionevoli.

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