Il boom potenziale ed effettivo del Made in Italy su Alibaba

“Non possiamo portare 1,5 miliardi di cinesi in Italia a fare shopping, ma possiamo portare i vostri prodotti in Cina”. Con queste parole Jack Ma, fondatore di Alibaba, la più grande piattaforma di e-commerce al mondo, apre ancora una volta al Made in Italy e ai piccoli e grandi brand del mercato italiano. Fondata nel 1999 e sbarcata alla Borsa di New York nel 2014, Alibaba è una holding del commercio elettronico che vanta all’interno del suo portafoglio marchi che vanno dall’e-commerce classico ai sistemi di pagamento online, passando per i fondi venture capital e le quote in testate editoriali classiche (South China Morning Post). Dopo l’Ipo da record a Wall Street, con quasi 22 miliardi di dollari rastrellati, il gruppo è cresciuto fino a capitalizzare circa 444 miliardi di dollari.

Oggi la Cina presenta una classe media di 360 milioni di persone, destinata a raddoppiare entro il 2025 ma che tuttavia, per un buon 60%, vive in città irraggiungibili dai grandi circuiti del retail. Alibaba è riuscita in pochi anni ad abbattere tali ostacoli ed è perfettamente in grado di consegnare qualsiasi tipo di prodotto nel giro di 24 ore in qualsiasi angolo della Cina.

In Italia, il primo settore ad approcciarsi all’e-commerce cinese è stato certamente il lusso. L’impressionante crescita dell’economia cinese ha condotto la classe media cinese a non accontentarsi più della bassa qualità dei prodotti con marchio locale ma a cercare prodotti più raffinati e di valore. Gli acquisti sono dunque più consapevoli e si nota molta più attenzione alla qualità e allo stile e meno ai prezzi. Occorre osservare che il mercato globale del lusso vale 250 miliardi di euro e il 30% degli acquirenti è cinese. Tuttavia, solo l’8% degli acquisti asiatici avviene online. Ciò già fa intendere le potenzialità di Alibaba per quanto concerne il settore del lusso italiano, in particolar modo lato moda.

Tuttavia, non c’è spazio solo per il lusso su Alibaba. Destinati al successo in Cina sono i produttori di articoli tecnici sportivi, le aziende cosmetiche, le fabbriche di integratori e tutte le imprese del settore “baby”. Come osservato da Rodrigo Cipriani Foresio, il managing director per il Sud Europa di Alibaba, il Made in Italy ha la possibilità di sfruttare enormi spazi in diversi settori. I risultati che si sono registrati finora parlano di un ultimo anno fiscale con 552 milioni di clienti e con un giro di affari di 700 miliardi di dollari. Secondo diverse stime entro 10 anni i clienti che acquisteranno prodotti italiani su Alibaba potranno arrivare anche a 2 miliardi.

Attualmente, i flagship store italiani presenti sulla piattaforma sono solo 201, di cui 150 aperti negli ultimi 2 anni e mezzo: da Armani a Luxottica, da Prada a Valentino , il cui ingresso è di qualche settimana fa. Nei prossimi mesi sarà la volta si Kiko. Il compito che sta svolgendo Alibaba nel Sud Europa è portare sulla piattaforma i migliori brand e supportarli nell’analisi del mercato e dei bisogni del consumatore, nonché eventualmente nella registrazione del marchio in caratteri cinesi.

Negli ultimi anni diverse aziende italiane e spagnole sono state invitate ufficialmente da Alibaba ad aprire un negozio online sulla piattaforma; tuttavia, il successo di un’azienda su Alibaba non passa solo attraverso un invito ufficiale: è il caso della spagnola Martiderm, che su Tmall (piattaforma business to consumer di Alibaba) ha avuto risultati straordinari con il suo siero anti-età e ha aperto le porte a un distretto dermocosmetico catalano; ora per i cinesi la Spagna rappresenta la patria dei prodotti di bellezza.

Ci sono ancora molti settori dove l’Italia ancora non è presente o lo è in modo inadeguato. Un settore in cui il made in Italy potrebbe emergere è quello che riguarda neonati e bambini. Occorre osservare che per i figli i cinesi non badano a spese e cercano il meglio, dal latte alla carrozzina passando per i giocattoli. A proposito del latte, negli ultimi mesi del 2017 la Centrale del latte d’Italia (terzo player italiano nel mercato del latte fresco) ha cominciato ad operare su Alibaba: la vendita riguarda latte a lunga conservazione con marchio Mukki.

Vi è poi tutto il comparto turismo. L’anno scorso quasi 130 milioni di cinesi hanno viaggiato e circa 10 milioni sono venuti in Europa. Su Alitrip, il portale per l’acquisto di voli e viaggi di Alibaba, si contano circa 100 mila aziende che vendono biglietti aerei, camere di alberghi, pacchetti di viaggio, ma non sono presenti società italiane. Solo Alitalia​ aveva aperto uno store specializzato a giugno 2017. Anche settori apparentemente molto lontani dall’e-commerce possono, invece, trovare un ottimo business su Alibaba e parliamo ad esempio dell’agricoltura. I cinesi sono ormai abituati a fare la spesa direttamente online e i prodotti ortofrutticoli italiani sono tra i più richiesti.

Le potenzialità sono dunque enormi. In Cina attualmente vivono 1 miliardo e mezzo di persone e solo la metà di queste ha accesso ad una connessione internet. Pertanto, il mercato di Alibaba si è sviluppato solo parzialmente ed esiste un bacino d’utenza ancora inesplorato. Inoltre, non bisogna pensare solo alla Cina pensando ad Alibaba; infatti, la piattaforma di Jack Ma, è sempre più utilizzata anche in altri Paesi del Sud-Est asiatico come Vietnam, Malesia, Thailandia e Indonesia. Dunque, nuovi bacini di consumatori e la possibilità di diversificare l’export laddove il mercato cinese diventasse saturo.

Entrare sulla piattaforma Alibaba oggi significa aprire un negozio virtuale visibile e raggiungibile da tutto il mondo. Esistono diverse aziende che hanno destinato ormai un buon 60% della propria produzione alla vendita su Alibaba. Approcciarsi ora alla piattaforma può significare diventare leader e punti di riferimento nel mercato cinese e in futuro anche asiatico. Sulle perplessità degli imprenditori legati al retail tradizionale rispondiamo citando due aneddoti di Jack Ma: “Dopo essere riusciti a vendere 100 Maserati e 100 Mercedes in 18 secondi, mi ha chiamato il primo ministro canadese per chiedermi un aiuto a vendere le loro aragoste. In cinque ore ne abbiamo vendute 96mila, a Vancouver sono rimasti senza per tre settimane, ma i cinesi erano entusiasti. Non dovete mai dimenticare che ci sono due miliardi di persone nate negli anni ’80 che usano internet e comprano di tutto in rete. L’obiettivo è arrivare a vendere altrettanti abiti di sartoria e bottiglie di vino, ma nel frattempo Alibaba ha pronti diversi container di arance rosse che dalla Sicilia prenderanno la rotta della Cina.”.

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