I temi caldi del convegno “Le imprese italiane nei paesi ASEAN”

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Il 19 maggio scorso si è tenuto, a Roma, il convegno “Le imprese italiane nei paesi ASEAN”, organizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico con il patrocinio dell’ICE e dell’Osservatorio Asia.

Il convegno ha posto l’attenzione sull’importanza economica e politica che sta rivestendo l’ASEAN negli ultimi anni, analizzando i possibili sviluppi futuri di tale area. Negli ultimi tre decenni la sfera economica dell’ASEAN è stata in grado di produrre maggiore ricchezza e di trainare molti paesi aderenti fuori dalla tenaglia del sottosviluppo. Nel 2013 l’ASEAN ha ricevuto un flusso di IDE (investimenti diretti esteri) maggiore della Cina e dal 1967 ha incrementato 5 volte il suo PIL.

Questi dati fanno intendere che l’ASEAN si trasformerà in breve tempo in una regione economicamente stabile, prospera, altamente competitiva, con uno sviluppo equilibrato e sostenibile teso a ridurre la povertà e le disparità socio-economiche. Strumentale a tale obiettivo è la creazione entro il 2015 di un mercato interno libero per un numero maggiore di beni e servizi. Saranno ridotti o spesso eliminati dazi e tariffe tra i paesi, mentre verranno armonizzate le leggi commerciali e sulla tutela della proprietà intellettuale.

Il coinvolgimento delle economie dell’Asia orientale all’interno delle catene produttive mondiali ha posto all’ordine del giorno di quei paesi la necessità di elaborare strategie di integrazione economica e finanziaria in grado di favorire gli scambi intra regionali e di stabilizzare i mercati finanziari, sempre più volatili dopo la liberalizzazione, agli inizi degli anni novanta, dei movimenti di capitali. Inoltre, sotto il profilo commerciale è necessario che tutti gli accordi sottoscritti siano recepiti dalle normative nazionali. Tuttavia, il fallimento delle iniziative del WTO sta determinando la proliferazione di negoziati regionali che portano alla formazione di aree di libero scambio che si sovrappongono: alcuni dei paesi membri dell’AEC stanno negoziando l’adesione al Trans-Pacific Partnership (accordo di libero scambio tra paesi che si affacciano sul Pacifico), mentre altri hanno siglato accordi bilaterali con la Cina, dando luogo ad un complesso di normative commerciali soggette al noodle bowl effect, rendendo più complessa la scelta delle strategie di accesso alla regione.

In prospettiva, dunque, l’Asian Economic Community potrebbe dare luogo ad un’area integrata di oltre 600 milioni di abitanti, con tassi di crescita potenziali elevati, pronta a creare domanda interna che, a determinate condizioni, potrebbe trainare la crescita globale nei prossimi anni e offrire opportunità commerciali anche alle imprese dei paesi avanzati.

Al convegno è stata inoltre presentata un’analisi sulle imprese italiane presenti sul territorio ASEAN: considerato il potenziale dell’area, l’Italia mostra ancora dati inferiori alle attese per quanto concerne import/export e IDE. Attualmente, le esportazioni italiane si dirigono prevalentemente a Singapore, che detiene nel 2014 una quota di quasi il 30% sul nostro export totale nell’area con un valore di 2.1 miliardi di euro, ma che sul totale dell’export dell’Italia nel mondo pesa solo per lo 0,5%. Seguono poi Thailandia (18%), Indonesia (17%), Malaysia (16%), Vietnam (10%) e Filippine (6%). Rimane, infine, poco significativo (inferiore al 2%) l’export verso gli altri 4 paesi dell’area, nell’ordine Myanmar, Cambogia, Brunei e Laos.

Diversamente nelle importazioni sorprende la supremazia del Vietnam, che sfiora un terzo del totale, con 2.2 miliardi di euro. Seguono nella graduatoria l’Indonesia, la Thailandia e la Malaysia. La composizione merceologica delle esportazioni italiane nell’area risulta concentrata sulla meccanica e i beni strumentali, nella loro varie articolazioni settoriali. I settori principali delle importazioni, invece, sono i più vari, sebbene prevalgono comunque i prodotti agricoli e ittici. Tuttavia, sono rilevanti anche le importazioni relative all’Information Technology, nonché i beni di consumo per la persona, come calzature e abbigliamento.

In conclusione del convegno, il vice ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha affermato la necessità delle imprese italiane di essere visionare e di essere in grado, attraverso il sostegno delle istituzioni, di intercettare le necessità locali di questa area che si appresta ad una rapida industrializzazione.

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