Gli scenari dei rapporti fra Grecia e Cina alla luce dello storico OXI

All’indomani del No votato dai cittadini Greci e la conseguente uscita dall’Europa, la Cina osserva con attenzione l’evolversi della situazione alla luce degli accordi stretti tra Pechino e Atene nel marzo scorso.
Infatti i maggiori interessi della Cina riguardano il porto del Pireo, ma l’intenzione di Pechino è quella di massimizzare la situazione di difficoltà in cui versa Atene. E, dunque, la Cina guarda anche al mercato delle telecomunicazioni e a quello infrastrutturale.

Quando il vice primo ministro ellenico Yiannis Dragasakis e il ministro degli Affari esteri Nikos Kotzias si sono recati in Cina, il clima era positivo. In quell’occasione Dragasakis e Kotzias erano a Pechino per la cerimonia di apertura del 2015 China-Greece Maritime Cooperation Year, alla presenza del vice premier cinese Ma Kai. La diplomazia commerciale fra i due Paesi, hanno ricordato sia cinesi sia greci, non è mai stata così intensa. La priorità per Atene e Pechino è quella di alimentare le relazioni che già ora sono si pongono su basi solide. Durante la cerimonia si affrontarono vari temi, come economia, commercio, investimenti, porti, infrastrutture, cultura e settore alimentare.

Il principale deal dell’asse Grecia-Cina riguarda il primo porto europeo per numero di passeggeri, quello del Pireo, che ogni anno conta circa 18 milioni di utenti. Il player cinese più importante in tal caso è China Ocean Shipping Company (Cosco), il colosso mondiale dello shipping che compete contro la danese Maersk. L’uomo cruciale, che già dal 2010 controlla de facto il porto del Pireo, si chiama Fu Cheng Qiu ed è uno dei maggiori dirigenti di Cosco, braccio destro di Wei Jiafu, presidente del gigante cinese da oltre 130 navi commerciali. Secondo il dirigente, il Pireo era ed è la porta più importante dell’Asia in Europa. Dopo aver comprato già una parte del Pireo, ora Cosco desidera prenderlo tutto. Sono pronti infatti ad investire pesantemente in Grecia e considereranno con molta attenzione qualunque apertura di bando ufficiale da parte delle autorità elleniche. Per tale motivo, il governo di Alexis Tsipras sarebbe favorevole alla vendita di tutto il porto, mentre i sindacati portuali sono contrari. Gli operatori portuali sono pronti a scioperare ancora per via delle condizioni di lavoro, considerate troppo dure, imposte dai cinesi. A marzo sembrava essere solo una remota possibilità, mentre ora sembra l’unica soluzione plausibile per mantenere in vita il porto del Pireo.

L’altra grande compagnia che ha messo gli occhi sulla Grecia è Huawei, il colosso delle telecomunicazioni fondato a Shenzhen nel 1987 da Ren Zhengfei e che in pochi decenni è riuscito a entrare in competizione coi coreani di Samsung e gli statunitensi di Apple. Ebbene, Huawei sta cercando di entrare nel mercato delle comunicazioni in Grecia. Non è ancora chiaro in che modo, se tramite l’acquisto di una parte delle reti telefoniche o di un nuovo accordo commerciale con il porto del Pireo, ma l’interesse è stato manifestato dai dirigenti di Huawei sia alle autorità elleniche sia a quelle cinesi, nella persona del ministro degli Affari esteri Wang Yi. Non è la prima volta che un big cinese delle telecomunicazioni fa affari con la Grecia. Nel 2014 era stata la Zte Corporation (Zhongxing Telecommunication Equipment Corporation) ad ottenere una prelazione sull’uso del Pireo come base logistica per il commercio in Europa.
I rapporti fra Cina e Grecia erano iniziati, nella forma attuale, già nel 2010. Furono l’allora primo ministro George Papandreou e quello cinese Wen Jabao a cominciare a discutere dell’intensificazione delle relazioni fra le due economie. Nello specifico, fu Pechino a sostenere Atene sul mercato obbligazionario proprio quando il Paese aveva perso la fiducia dei partner internazionali. In cambio la Cina aveva messo le mani sulle imprese greche coinvolte nell’ambito del programma nazionale di privatizzazione.

Più che nel 2010, oggi la Grecia ha necessità di liquidità, per far fronte ad una situazione inedita nel panorama economico nazionale. Non è escluso, infatti, che nelle relazioni fra Cina e Grecia possano essere inseriti anche aeroporti e autostrade. La Cina considera la Grecia un Paese da valorizzare con enormi risorse ancora non sfruttate e, considerati gli esiti delle trattative con Bruxelles, la distanza tra Pechino e Atene potrebbe essere ridotta ulteriormente.

La Cina, dunque, potrebbe divenire l’ancora di salvataggio della Grecia nel post-UE, che condurrebbe la Grecia ad approcciare un sistema economico guidato dalla stessa Cina e dall’onnipresente Russia, permettendo alla Cina di costituire il primo vero avamposto economico in Europa.

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