Cosa aspettarsi dall’India in questo 2020: outlook e background

Il 2019 è stato certamente un anno significativo per l’India. Il governo del Primo Ministro Narendra Modi è stato rieletto con una vittoria schiacciante, le riforme politiche hanno continuato a dare la priorità al miglioramento del business environment del Paese e diversi nuovi settori sono stati aperti agli investimenti stranieri. Il Paese, infatti, continua a confermarsi tra le principali destinazioni di investimento per gli imprenditori stranieri, nonostante vi sia un rallentamento in corso, ricevendo un importante flusso di investimenti diretti esteri pari a 64,37 miliardi di dollari solo nel 2019.

Il secondo mandato di Narendra Modi non è stato una vera e propria sorpresa per gli osservatori elettorali in India. Nonostante dal 2014 il governo sia stato criticato da economisti, esperti di politica e leader dell’opposizione per una moltitudine di ragioni, Modi rimane sempre una figura quasi venerata.

Il nuovo mandato di Modi proseguirà nel programma del primo, ovvero stimolare la crescita economica rendendo il Paese più favorevole agli investitori, rilanciare l’industria e le infrastrutture nel Paese e creare nuovi posti di lavoro, il tutto attraverso la politica di espansione industriale denominata “Make in India”.

La performance economica registrata dall’India nel primo mandato di Modi, tuttavia, presenta luci ed ombre a partire dal PIL che ha toccato nuovi massimi nel 2017, portando l’India ad essere la sesta potenza economica mondiale, per poi rallentare nei due anni successivi. Gli imprenditori, inoltre, guardano con interesse anche a come riuscirà Modi a risolvere la problematica legata al mondo del lavoro dove le giurisdizioni locali si sovrappongono spesso a quella nazionale impedendo alle società straniere di espandere il loro business in India. Un’altra preoccupazione fondamentale è la riforma sull’acquisizione di un terreno; se l’acquisizione del terreno diverrà più agevole, ciò accelererà il processo di creazione di fabbriche ed impianti industriali.

Tuttavia, il primo punto su cui dovrà lavorare Modi sarà certamente il tasso di crescita del PIL dell’India. A partire dalla seconda metà del 2019, le proiezioni sul PIL sono state riviste a meno del %%. Diverse agenzie di credito tra cui Fitch, World Bank, FMI e ADB hanno declassato i tassi di crescita dell’India per il 2020. Inoltre, a novembre 2019, gli Investor Services di Moody’s hanno ridotto le prospettive di rating dell’India da stabili a negative.

Secondo un rapporto della State Bank of India (SBI), il rallentamento dei tassi di crescita è attribuita ad una riduzione delle vendite nel settore auto, ad una diminuzione del traffico aereo, ad un appiattimento della crescita di alcuni settori principali e al calo degli investimenti in costruzioni e infrastrutture. Infine, un altro motivo del lento tasso di crescita è stata l’eccessiva piovosità, che ha avuto un impatto negativo sulla crescita agricola.

Sull’orlo di un rallentamento economico endemico, il governo, a settembre, ha deciso di tagliare diverse tasse sulle società al fine di attrarre maggiori investimenti stranieri, incoraggiare la creazione di posti di lavoro e sostenere il settore manifatturiero nazionale in difficoltà. Per le società esistenti, l’imposta sul reddito è stata ridotta al 22%  dal 30%  e per le nuove imprese manifatturiere l’aliquota è stata ridotta al 15% dal 25.

Portando il Paese alla pari con le principali economie globali sul fronte fiscale e a tassi più competitivi rispetto ai concorrenti regionali, l’India sta chiarendo le sue intenzioni di diventare una base per gli investitori in Asia e le aziende che desiderano diversificare le loro operazioni in Cina colpite dalla guerra commerciale e dall’epidemia Coronavirus.

Quest’anno l’India ha guadagnato 14 posizioni, classificandosi 63esima (su 190 paesi) nell’indice Ease of Doing Business della Wolrd Bank. Per il terzo anno consecutivo, l’India è stata inclusa nell’elenco dei primi 10 paesi che sono migliorati maggiormente per la facilità di fare affari. Tale risultato è dovuto principalmente a due riforme:

  • Semplificazione dei processi per i permessi a costruire;
  • semplificazione del commercio transfrontaliero attraverso l’abilitazione degli audit post-autorizzazione e integrando gli stakeholder commerciali su un’unica piattaforma elettronica.

Tuttavia, l’india, si trova ancora molto indietro in classifica per quello che riguarda la registrazione della proprietà (154), l’avvio di un’attività commerciale (136), il pagamento delle imposte (115) e l’esecuzione dei contratti (163).
Va notato, altresì, che solo Delhi, Mumbai, Calcutta e Bangalore sono incluse nei sondaggi che costituiscono la base del rapporto della Banca mondiale. In realtà, gli stati di Gujarat, Maharashtra, Karnataka, Andhra Pradesh e Tamil Nadu sono i primi cinque stati performanti in India, in base al loro contributo al PIL nazionale.

Leggermente diverso nelle sue stime è il National Council for Applied and Economic Research (NCAER) che nello State Investment Potential Index 2018 (N-SIPI) identifica Delhi, Tamil Nadu, Gujarat, Haryana e Maharashtra come le destinazioni più favorevoli agli investimenti in India. L’NCAER utilizza un sondaggio basato sulle percezioni per classificare la competitività del business environment degli Stati indiani su sei pilastri: lavoro, infrastrutture, clima economico, stabilità politica e governance e percezioni delle imprese.

Secondo l’indagine, in termini di clima economico, Delhi, Telangana e Gujarat sono i primi tre stati. Per le infrastrutture, Delhi, Punjab e Haryana sono i principali attori. Per governance e stabilità politica, i primi tre posti sono occupati da Tamil Nadu, Haryana e Punjab. Per il lavoro, Tamil Nadu, Andhra Pradesh e Telangana sono stati classificati come i migliori stati. Per quanto riguarda la classifica generale, invece,  Gujarat, Maharashtra e Tamil Nadu presentano ciascuno un solido business case.

È quindi importante che gli investitori stranieri si facciano supportare nell’analisi non solo del mercato nazionale ma anche della situazione locale, soprattutto in questo Stato. L’India è un mercato molto diversificato e differenziato e gli investitori devono prendere le proprie decisioni in base a come ciascun governo locale si rivolge al rispettivo settore e in base agli incentivi fiscali e normativi che quella determinata zona può offrire.

L’India è notevolmente migliorata anche nella risoluzione delle controversie per insolvenza delle imprese: il paese è balzato di 56 posizioni per classificarsi 52 nell’indice Ease of Doing Business della Banca mondiale in questa categoria di valutazione.

Nell’agosto 2016 è stato implementato l’Insolvency and Bankruptcy Code (IBC) per proteggere gli investitori e semplificare il processo di fare affari in India. Inoltre, nel dicembre 2019 è stato presentato in parlamento un secondo disegno di legge intitolato Codice fallimentare (secondo emendamento) per semplificare il processo di risoluzione delle insolvenze delle imprese. Questo disegno di legge è stato approvato dal gabinetto del primo ministro e dovrebbe essere approvato in parlamento nei prossimi mesi.

L’emendamento ordina ai tribunali di assicurare la tempestiva conclusione dei casi, offre una maggiore flessibilità per la ristrutturazione aziendale al fine di massimizzare il valore delle attività e dà la priorità agli interessi dei creditori garantiti.

Fornendo un processo a tempo determinato per la risoluzione dell’insolvenza, l’India spera di fornire un ambiente commerciale più trasparente e affidabile per gli investitori stranieri.

Cosa ci si aspetta dunque per il 2020 dall’India?

Con un taglio delle previsioni di crescita e un rallentamento economico in corso, il percorso dell’India verso la ripresa economica sarà impegnativo. Gli esperti specificano che l’India necessita di riforme basate su politiche incentrate in particolare sulla terra e sul lavoro. In particolare, gli investitori stranieri chiedono al governo di rendere più facile e meno costosa l’acquisizione di terreni da parte delle aziende e maggiore flessibilità per l’assunzione del personale. Il governo, a tal proposito, sta già lavorando a tali riforme e sta sintetizzando 44 leggi sul lavoro in quattro codici principali: salari; relazioni industriali; sicurezza sociale; salute e condizioni di lavoro.

L’India, inoltre, sta aprendo agli investimenti stranieri tutti quei settori considerati collaterali al manifatturiero, compresi settori che precedentemente erano preclusi agli investitori stranieri.

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ha offerto e continuerà ad offrire opportunità per l’India, poiché un numero maggiore di aziende cercherà di diversificare geograficamente le proprie operazioni in Asia. Per trarre vantaggio, l’India deve affrontare le proprie debolezze infrastrutturali e razionalizzare le proprie normative: le decisioni politiche nel 2020 saranno fondamentali in tal senso. I piani e le riforme che saranno introdotte dovranno eliminare qualsiasi tipo incertezza, poiché ogni mossa tesa a proteggere la concorrenza interna dissuaderà gli investitori stranieri. Ciò sarà essenziale poiché l’India lavora per svolgere un ruolo fondamentale nella catena di approvvigionamento globale e per mantenere vive le previsioni che la vedono tra le prime 3 economie al mondo entro il 2027, dietro solo a Cina e Stati Uniti. Infine, l’India dal 2017 è divenuto lo Stato più popoloso al mondo con 1,324 miliardi di abitanti. Aumentando la qualità della vita, aumenterà anche il bacino di consumatori interno che farà gola alle imprese di tutte il mondo dando lo slancio definitivo all’economia indiana.

 

 

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