Cina, stop del Governo agli investimenti cinesi all’estero e ombre sul Milan

Fino ad un paio di anni fa il Piano Quinquennale e il Catalogo degli investimenti stranieri erano considerati la Bibbia per poter sviluppare il business in Cina. Anche il Governo cinese era, dunque, concentrato esclusivamente sul razionalizzare, incoraggiare e limitare esclusivamente gli investimenti provenienti dall’estero ma non, tuttavia, a monitorare gli investimenti cinesi nel resto del mondo.

Oggi la situazione è totalmente mutata. La Cina è ormai un mercato saturo per diversi settori e gli unici settori ancora remunerativi sono il lusso, l’export agroalimentare, la moda e la tutela ambientale. Perciò sono nettamente aumentate le fughe di capitali con il conseguente indebolimento dello Yuan e il drenaggio delle riserve di capitale. Il Consiglio di Stato ha, pertanto, deciso di intervenire in modo repentino e pragmatico non facendo altro che ribaltare la maggior parte degli incoraggiamenti e delle restrizioni sugli investimenti stranieri su quelli dei cinesi verso l’estero.

Alla luce di tale nuove indirizzo del Governo, settori come il gioco d’azzardo, l’industria del sesso, la tecnologia militare e tutti gli investimenti che possono nuocere alla sicurezza nazionale sono completamente vietati. Nell’ambito dei settori con restrizioni troviamo, diversamente, real estate, intrattenimento, investimenti che danneggiano in modo importante l’ambiente ed infine lo sport.

Ed è proprio lo sport il settore su cui si è concentrata la maggiore attenzione. L’estate cinese del calcio italiano, soprattutto sponda Milan, potrebbe infatti non essere così positiva come si prospettava qualche mese fa. Il Governo cinese ha fatto intendere chiaramente che il calcio non è una priorità per la crescita del Paese e, dunque, il presidente cinese del Milan Yonghong Li si trova a non poter più far affidamento su soci cinesi da inserire successivamente nella cordata. Attualmente, infatti, possono investire all’estero solo aziende di Stato o privati che perseguono obiettivi in linea con quelli del Governo e quindi lungo la ‘Belt and road’ voluta dal presidente Xi Jinping per una nuova ‘via della Seta’ tra Asia ed Europa.

Questa ostilità verso gli investimenti cinesi nel calcio oltreconfine è spiegata non tanto dal fatto che Pechino non veda di buon occhio il gioco del calcio (basti pensare agli investimenti fatti dalle squadre locali per portare nel campionato cinese giocatori e allenatori di fama internazionale), ma dal fatto che il Governo preferirebbe che fosse il popolo cinese a divertirsi anziché sapere che sono gli europei a godersi lo spettacolo con soldi cinesi.

L’obiettivo di questa nuova politica cinese è proprio quello di incoraggiare investimenti all’estero solo ed esclusivamente in quei settori dove anche l’economia cinese ne potrà beneficiare. Per tale motivo sono incoraggiati investimenti che riguardano infrastrutture, sicurezza, tutela ambientale, estrazione Oil&Gas, ricerca e sviluppo, agricoltura e pesca.

A partire dal 30 settembre, ogni imprenditore cinese che desidera investire all’estero dovrà essere autorizzato dal Consiglio di Stato, proprio come già accade per gli investimenti stranieri in entrata. Si prevede una frenata di circa il 50% dei flussi di capitali cinesi all’estero e conseguentemente un rallentamento anche degli acquisti dei privati.

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