Benvenuti in E-Estonia, il primo Stato al mondo completamente digitalizzato

Quante volte, nella vita di tutti i giorni, siamo costretti a presentarci dinanzi a funzionari pubblici, a fare code interminabili davanti a sportelli del Comune o più semplicemente siamo rimbalzati da un ufficio all’altro per avere risposte? Parliamo di una realtà solo italiana o anche europea? Le risposte sarebbero diverse e contrastanti, pertanto ci limitiamo ad affermare che sicuramente non è un problema che vive oggi l’Estonia.

Il piccolo Paese baltico è, infatti, considerato il Paese più digitalizzato del mondo, in grado di creare una società ed un governo talmente digitale che un cittadino estone è costretto a presentarsi dinanzi alle autorità del suo Paese in sole tre occasioni: matrimonio, divorzio e acquisto di un immobile. La rivoluzione digitale estone cominciò circa 20 anni fa, quando il Governo decise di puntare tutto sulla digitalizzazione partendo dal presupposto di voler mettere lo Stato al servizio dei cittadini e non viceversa. Non a caso l’Estonia è oggi il Paese che presenta un’ecosistema di start-up che vale circa 1 miliardi di euro ed è il Paese con il tasso di start-up pro capite più alto a mondo (basti pensare che Skype e Transferwise sono nate qui).

Nel 1997 fu varata una politica di e-governament, denominata “E-estonia” (e-estonia.com), al fine di migliorare la competitività dello Stato e il benessere dei cittadini. Tale strategia si è concretizzata nella trasformazione del 99% dei servizi pubblici in servizi digitali: a partire dal 2000 è stata introdotta la carta di identità elettronica, documento con un chip contenente patente, carta di debito, abbonamento ferroviario, tessera sanitaria ed elettorale. Tutto ciò permette di avere dei database, pubblici e privati, che operano in armonia e che permettono di far risparmiare 800 anni di lavoro al settore pubblico, mantenendo un’alta qualità dei servizi offerti. L’Estonia, a tal proposito, ha varato nel 2008 un sistema di blockchain che, dopo circa 4 anni di lavoro, è stato introdotto nel sistema giudiziario, nell’healthcare e nei sistemi di sicurezza informatica. Sebbene la tecnologia blockchain presenti ancora dei punti oscuri, la tecnologia sviluppata dagli estoni è considerata talmente all’avanguardia che oggi è utilizzata dal Ministero della Difesa degli USA e dalla Nato.

Il 2005, invece, è stato l’anno dell’implementazione dell’i-voting, ovvero il sistema che permette di votare direttamente tramite Internet comodamente da casa. Non vengono, dunque, utilizzati i costosissimi sistemi di votazione elettronica che costringono comunque il cittadino a recarsi in luogo fisico. Tale rivoluzionario sistema di votazione consente ai cittadini di votare nel momento che preferiscono, indipendentemente da quanto siano lontani da un seggio elettorale, dal momento che il sistema di votazione può essere lanciato da qualsiasi computer connesso a Internet in qualsiasi parte del mondo. I-Voting è diventato realtà grazie al fatto che la maggior parte dei cittadini estoni dispone di un’identificazione digitale sicura fornita dallo Stato.

Il miglioramento del benessere del cittadino passa anche per la sua sicurezza. Per tale motivo nel 2007 è stata lanciata una strategia digitale sulla sicurezza pubblica, dotando la Polizia di sistemi informatici all’avanguardia in grado di garantire un monitoraggio costante per assistere i cittadini prontamente in caso di incidenti. La polizia estone non deve più effettuare controlli su strada, le chiamate di emergenza vengono gestite da sistemi di sicurezza installati sulle auto che in caso di incidente inviano la segnalazione di aiuto. Tali sistemi di sicurezza sono già molo diffusi in Europa, l’unica differenza è che in Estonia l’acquisto dei medesimi non è a carico dei privati. I risultati sono stati subito evidenti considerando che il numero di morti per incidenti stradali si è dimezzato negli ultimi 10 anni.

L’avanzare della tecnologia blockchain ha permesso di compiere notevoli passi in avanti anche nell’e-Health: attualmente il 95% dei dati clinici dei pazienti di ospedali pubblici e privati è archiviato digitalmente e la tecnologia blockchain è utilizzata per garantire l’integrità delle cartelle cliniche elettroniche archiviate, così come i log di accesso al sistema. Ogni paziente possiede dunque un e-Health record consultabile dal proprio medico contenente note, risultati di accertamenti diagnostici e prescrizioni mediche. Pertanto, qualora il paziente si presentasse in condizioni di urgenza dinanzi un altro medico, quest’ultimo è in grado di visionare immediatamente la storia clinica del paziente e agire in modo immediato e consapevole.

Non solo, tramite la carta di identità è possibile anche ricevere il rinnovo di prescrizioni mediche: il paziente si mette in contatto con il proprio medico tramite e-mail, il quale inserisce la prescrizione sulla carta di identità del paziente via Internet. Basterà successivamente ordinare il farmaco direttamente da casa o recarsi in farmacia dove il farmacista scaricherà la ricetta direttamente dal chip della carta di identità. Ogni mese, questo semplice giochino, fa risparmiare circa 300 metri di carta.

Ma il vero fiore all’occhiello del programma E-estonia è certamente la residenza digitale, ovvero un’identità digitale transnazionale che permette a chiunque di sviluppare il proprio business in Estonia senza mai metterci piede. La e-Residency è un pacchetto che comprende un documento digitale, un plug-in per i documenti ufficiali e la firma digitale, oltre a diverse password e istruzioni. In tal modo è possibile fondare e gestire una società in Estonia totalmente da remoto e mettersi in contatto con tutti gli altri soci sparsi nel mondo. Naturalmente l’e-Residency non da diritto al voto o la possibilità di acquistare una casa e non è assolutamente un modo per evadere le tasse del proprio paese: i residenti digitali continueranno a pagare le tasse nel proprio paese, escluse le tasse legate alla società costituita tramite e-Residency che sono dovute al Governo estone. Grazie a tale sistema si è generato un gettito fiscale che ha permesso già al Governo estone di rientrare degli investimenti fatti per implementare la residenza digitale.

Il resto d’Europa ha spesso interrogato l’Estonia circa i rischi legati alla privacy. Tuttavia, per il Governo estone tale tematica non è mai stata ritenuta un problema poiché la grande fiducia tra Stato e cittadino, oltre al riconoscimento di diverse tutele, garantisce un sistema di equilibrio e serenità nella gestione dei dati. Ciò è stato possibile anche attraverso l’organizzazione di corsi teorici e pratici di informatica a tutta la popolazione, al fine di renderla consapevole su come venga effettuato il trattamento dei propri dati. Neppure gli attacchi cibernetici sembrano impensierire l’Estonia: alcuni esponenti del Governo hanno spesso ripetuto che tali attacchi siano semplicemente dovuti alla stupidità umana (password elementari o apertura di e-mail visibilmente pericolose) e alla scarsa manutenzione dei sistemi di sicurezza digitale. L’Estonia, con il suo programma digitale, è riuscita a risparmiare su diverse infrastrutture, potendo, dunque, concentrare tutti i suoi sforzi, anche economici, solo sulla difesa del ciberspazio.

Ciò che certamente emerge è la necessità di educare la popolazione alla digitalizzazione e di un cambio di mentalità tra i governanti europei. L’80% della riuscita della strategia estone è infatti dipesa dai cambiamenti politici e manageriali e solo il restante 20 è imputabile allo sviluppo della tecnologia. Occorre osservare, a tal proposito, che anche la Germania possiede un sistema di carta di identità digitale, tuttavia è stata pensata intorno allo Stato e non attorno al cittadino e non ha portato al salto di qualità auspicato.

Il messaggio che sta trasmettendo l’Estonia è molto chiaro: finchè le burocrazie non metteranno a fattor comune le proprie informazioni ma le considereranno una fonte di potere non ci sarà mai il passo decisivo verso una società digitale e verso un Governo al servizio del cittadino. Se ci soffermiamo solo sull’Italia comprendiamo facilmente che la strada verso una società digitale è ancora lunga; tuttavia, il cambiamento nel nostro caso non dipenderà solo da un mutamento politico e manageriale ma anche dalla nostra predisposizione e apertura alla digitalizzazione.

 

 

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