Analisi dell’inquietante situazione del debito pubblico cinese

S&P Global Ratings mette in guardia l’economia mondiale dal debito pubblico fuori bilancio dei governi locali cinesi. Una bomba da circa 5.000 miliardi di euro, che sta aumentando costantemente negli ultimi anni, potrebbe emergere nell’imminenza con una conseguente ondata di default delle amministrazioni locali cinesi.

La problematica nasce dal fatto che, in Cina, le amministrazioni locali non contabilizzano i debiti contratti al fine di evitare i limiti di indebitamento stringenti imposti dal Governo centrale. Secondo diversi analisti di S&P si tratta di una situazione decisamente anomala e allarmante, considerando che il debito pubblico nascosto porterebbe il debito pubblico dichiarato al 60% del PIL ovvero ad una vera e propria catastrofe creditizia. Questo fenomeno è emerso negli ultimi anni da quando le amministrazioni locali hanno introdotto i cosiddetti LGFV (local government financing vehicles), che permettono di aggirare i limiti imposti dall’autorità centrale. Tali strumenti sono prestiti obbligazionari ottenuti attraverso partnership pubblico-private che vengono utilizzati per finanziare la spesa pubblica. Il loro aumento è dovuto al fatto che il Governo di Pechino ha posto un limite per l’emissione delle obbligazioni da parte delle realtà locali. Tale limitazione è stretta conseguenza di una crescente corruzione fra i funzionari locali che utilizzavano i fondi raccolti in modo poco razionale e poco sostenibile.

Questa tipologia di indebitamento è avallata tacitamente dal Governo centrale poiché, i fondi derivanti dai LGFV, vengono utilizzati per progetti infrastrutturali che creano nuovi posti di lavoro migliorando anche il business environment della zona. Tale situazione sarà sostenibile fino a quando le amministrazioni locali saranno in grado di restituire il denaro ricevuto, tuttavia ci sono diversi segnali che fanno presagire un aumento delle probabilità di default, soprattutto per quelle zone più povere e meno interessate da investimenti stranieri. Secondo il report di S&P “Il rischio di default da parte dei LGFV è in aumento. La Cina ha dato adito alla possibilità che i LGFV insolventi dichiarino bancarotta, ma la gestione della fase post-default rappresenta un compito estremamente arduo per la leadership suprema”. A tal proposito, occorre osservare che tra il 2016 e il 2017 ci sono stati già almeno 24 casi di default su bond locali.

Ciò che desta ulteriore preoccupazione è anche il debito contratto da famiglie e società che, aggiunto al debito non finanziario del Paese, arriverà a toccare il 300% del PIL entro il 2022, con un rialzo del 242% rispetto al 2016. Il ricorso all’indebitamento è un fenomeno nuovo per la cultura cinese che ha tradizionalmente considerato il debito come un disonore, marchiandolo con il colore rosso. Le generazioni cinesi precedenti non ricorrevano quasi mai all’indebitamento poiché acquistavano solo nel momento in cui erano effettivamente in possesso della liquidità necessaria. Le nuove generazioni, diversamente, nate nel pieno boom economico della Cina, sono costantemente alla ricerca del benessere e del lusso. Code per accaparrarsi l’ultimo Iphone, viaggiare in tutto il mondo o possedere abbigliamento alla moda stanno portando il credito al consumo cinese a livelli eccezionali. Solo negli ultimi due anni il volume dei prestiti è cresciuto notevolmente passando dai 98,9 miliardi di yuan del 2016 ai 489. 4 attuali. Naturalmente, con una domanda di prestiti così elevata, aumentano anche i lender attivi. A dominare il mercato dei prestiti, tuttavia, non sono le banche ma le società cinesi di e-commerce che hanno una sezione dedicata al credito al consumo: il 60% del mercato è dominato da Ant Financial, controllata da Alibaba, con un capitale sociale di 10.6 miliardi di yuan ma con un erogato prestiti di 265.1 miliardi nel primo semestre del 2017. Ha, quindi, erogato in sei mesi il 2650% rispetto al proprio capitale sociale, con un evidente effetto leva.

Emerge, dunque, che i dati ufficiali rilasciati dal Governo cinese sulla situazione del debito pubblico non possono essere ritenuti veritieri e attendibili. I dati ufficiali, infatti, tengono conto solo della situazione del debito pubblico del Governo centrale e vanno valutati insieme alla situazione globale di indebitamento della popolazione e delle società. Alcuni analisti parlano anche di vera e propria bomba ad orologeria anche in virtù dei timori legati alla possibilità che il Paese quest’anno abbia un bilancio in rosso per la prima volta in 24 anni. Secondo Tao Wang, chief economist di UBS per la Cina, anche la guerra commerciale con gli USA influirà negativamente sulla situazione, infatti, “Quanto maggiore sarà l’entità degli stimoli che la Cina fornirà per neutralizzare l’impatto della guerra commerciale, tanto più elevato sarà probabilmente il suo deficit”. Il potenziale crollo della Cina avrebbe effetti devastanti su molti Paesi del resto del mondo che sono riusciti finora a sopravvivere grazie agli investimenti cinesi e alla vendita del proprio debito pubblico al governo di Pechino.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *