Afghanistan, dall’isolamento alla crescita economica

Nonostante una ricostruzione sociale e politica molto difficoltosa, l’Afghanistan sta manifestando negli ultimi anni degli importanti segnali di crescita.

Oltre alla promozione del consolidamento dello stato di diritto e delle nascenti istituzioni democratiche, si registra una crescita dei posti di lavoro e la nascita di un vero e proprio business environment che sta attirando numerosi capitali stranieri.                                                                                                                              Il Fondo Monetario Internazionale, il 20 luglio, ha approvato un accordo con il Governo afghano per una extended credit facility di 44,9 milioni di USD. Tale premia gli incoraggianti progressi già compiuti dal governo afghano  e sosterrà ulteriori riforme orientate alla crescita consolidando i progressi sui fronti macroeconomico e strutturale. Tali aiuti istituzionali, sono integrati dal crescente interesse della Cina verso questo Paese: negli ultimi tredici anni Pechino ha investito oltre 250 milioni di dollari, al fine di sostenere la sicurezza interna per permettere l’ingresso di capitali cinesi nei settori chiave. L’interesse cinese ha anche un risvolto politico legato alla crescente minaccia degli uiguri, gruppo separatista della regione occidentale che più preoccupa la Cina, lo Xinjiang. La paura principale, sostengono numerosi osservatori internazionali, è che la causa separatista possa essere sostenuta da altri gruppi militanti in supporto alle formazioni armate già presenti nello Xinjiang. Ciò spiega, senza lasciare particolari dubbi, le intenzioni di finanziamento militare della Cina in Afghanistan.

Anche l’Italia si è distinta negli ultimi anni per aver realizzato un progetto da oltre 100 milioni di euro per la costruzione della strada Kabul-Bamyan. Prima della sua realizzazione, il viaggio da Kabul a Bamyan richiedeva almeno 13 ore, grazie alla nuova strada sarà possibile effettuarlo in 2 ore e mezzo. L’infrastruttura non faciliterà soltanto le connessioni tra Kabul e Bamyan, ma supporterà lo sviluppo economico dell’area, a partire dal commercio interno: la strada é infatti parte del corridoio Est-Ovest, da Kabul a Herat, e di quello Nord-Sud, tra Mazar-e Sharif e Kabul.

Oltre alle infrastrutture, attira molto il settore minerario afgano. Oro, rame, ferro e litio rappresentano il patrimonio minerario afgano che vale più di mille miliardi di dollari. Secondo diversi studi geologici statunitensi, l’Afghanistan potrebbe diventare la nuova Arabia Saudita per quanto concerne il litio ed essere tra i primi produttori mondiali di ferro e rame. Un patrimonio, tuttavia, da difendere e da far emergere: infatti, si stanno intensificando i controlli per arginare il mercato abusivo di tali minerali assieme a dei programmi di sviluppo industriale per valorizzare tale patrimonio. Non a caso, qualche anno fa, l’India ha deciso di investire circa 10 miliardi di dollari per lo sviluppo del settore minerario, per la costruzione di una acciaieria e lo sviluppo di infrastrutture.

La sfida dell’Afghanistan è certamente affascinante e rischiosa. Tuttavia, cogliere le grandi opportunità offerte ora dai settori chiave dello sviluppo economico, vorrebbe dire diventare leader in una zona che, raggiunta la stabilità politica, ha da offrire diverse tipologie di risorse.

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